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Addicted

addicted

Dalla pioggia incessante di Londra al tiepido sole che illumina Ginevra a bordo di un aereo privato inviato apposta per lei: così Rebecca Stark, brillante psichiatra, inizia quella giornata di fine aprile. L’ha “convocata” un suo ex paziente molto importante, Grigory Ivanov, un magnate russo. Ivanov le fa una proposta spiazzante, ma difficile da rifiutare. Una volta nel suo lussuoso ufficio, dopo averle fatto una serie infinita di complimenti per come lo ha liberato dai suoi problemi, le mostra un video. Si tratta dello spot pubblicitario che ha intenzione di usare per lanciare la prima delle cliniche Sunrise. Strutture sanitarie in cui chi ha una dipendenza, di qualunque genere, potrà beneficiare come è successo a lui del “Metodo Stark”. Il primo dei centri, quello già pronto che Rebecca vede nel filmato, è in una masseria nel Salento, i primi sette pazienti saranno curati gratis a scopo pubblicitario, quelli che seguiranno rappresentano un business che porterà a Ivanov un bel mucchio di soldi. La Stark torna a Londra dopo aver pranzato col russo, portando con sé la promessa e la speranza di un futuro luminoso (anche se del presente non può lamentarsi) e centomila sterline per chiudere le sue attività e prepararsi alla nuova sfida che ha accettato. Il mese successivo la psichiatra lo passa organizzandosi, non può e non vuole abbandonare i suoi pazienti in mani che siano meno che sicure e nello stesso tempo più ci pensa più la esalta il progetto a cui ha aderito. Ivanov le ha anche dato la facoltà di portare con sé un collaboratore di sua fiducia e dopo avergli ventilato l’ipotesi come remota è arrivato il momento di chiedere a Dennis, il suo infermiere tuttofare, di accompagnarla. L’uomo è spiazzato, ma nel suo intimo sa che non abbandonerebbe mai Rebecca ed è così che in una splendente giornata di giugno i due atterrano a Bari dove li aspetta un autista con un cartello che recita “Sunrise”…

Uno alla volta arrivano i pazienti e la masseria prende vita insieme al progetto per il quale è stata predisposta, ed è qui che Roversi tira fuori la sua versatilità. Perché questo non è un giallo, non c’è indagine né polizia, ma un thriller sì, nel senso che dall’arrivo degli addicted alla masseria la tensione sale di pagina in pagina senza pause, dapprima con un’attenta disamina di cosa accade nella testa di chi ha una dipendenza e accetta di farsi curare. L’approccio difficile degli uni con gli altri, tutti un po’ sulla difensiva e poi improvvisamente il posto che doveva rappresentare la sicurezza, il distacco dal pericolo della tentazione si trasforma in una prigione - resa ancora più claustrofobica dalla pioggia che pare non finire mai e la corrente elettrica che manca per la maggior parte del tempo. Una prigione e una trappola nella quale ad uno ad uno i compagni di cura prima scompaiono e poi cominciano ad essere uccisi. Il pensiero va al classicissimo 10 piccoli indiani, ognuno potrebbe essere l’assassino e insieme la prossima vittima. La scrittura veloce non dà tregua, è completamente diversa da quella del Roversi della serie di Radeschi ma altrettanto accurata. Il curriculum dell’autore è decisamente lungo e articolato: giallista, appassionato di Bukowski (su cui ha scritto anche un saggio), informatico esperto e giornalista, nel 2007 Roversi si è inventato il Nebbia Gialla festival che ad oggi richiama a Suzzara i maggiori nomi nazionali e internazionali che dal 2010 ricevono il prestigioso Premio legato al festival. Non contento, ha aggiunto alle sue creazioni “MilanoNera”, un sito che è un punto di riferimento per gli amanti del genere noir e non solo.