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Adolescenza zero

Adolescenza zero

La figura dell’hikikomori, del giovane che si ritira dal mondo rinchiudendosi in cameretta e interagendo solo via web è quanto di più drammatico ci possa essere nella nostra epoca e colpisce un numero sempre più elevati di giovani. Si pensa che sia proprio il web la causa di questo ripiegamento ma la dipendenza da internet si insinua solo dopo il ritiro e non ne è la causa. Sono giovani che si aggirano nelle case soprattutto di notte e che, almeno in apparenza, non sono desiderosi di relazioni. Sono ragazzi che restano impigliati nella Rete e che pensando di arginare l’angoscia rimangono fissati a un legame assoluto, come bambini attaccati ad un seno digitale. Solo in Italia si stima che gli hikikomori siano oltre 100.000, un dato che dovrebbe far drizzare le antenne e correre ai ripari. Bartleby lo scrivano, il protagonista del romanzo di Melville, potrebbe essere considerato un hikikomori ante-litteram: sempre chiuso in ufficio, non usciva mai, rispondeva sempre “Preferirei di no” ai compiti che il datore di lavoro gli richiedeva... Le Reborn dolls sono invece surrogati umani ubbidienti, facili da gestire che non creano problemi a differenza dei figli in carne e ossa e, soprattutto, non crescono mai. Questo fenomeno è in espansione tanto che le mamme dei bambolotti organizzano il battesimo, si informano sui nidi di quartiere e nel loro gruppo Facebook si trovano filmati di accadimento con milioni di visualizzazioni...

Attraverso l’analisi di alcuni fenomeni estremi ma non così rari, la psicoanalista Laura Pigozzi (anche insegnante di canto che conduce percorsi di formazione e d’aiuto, membro della Fondation Européenne pour la Psychanalyse, già vicepresidente di Lou Salomé-Donne psicanaliste in rete) cerca di comprendere cosa possa essere accaduto a tutti quei giovani che appaiono sempre più ripiegati e isolati, privi di entusiasmo e spaventati dal mondo. Attraverso la valutazione delle relazioni tra la scuola e la famiglia, l’autrice evidenzia ciò che è andato storto ancor più che nelle epoche precedenti. L’adolescenza, il tempo del ripiegamento e dell’isolamento ma anche dell’improvviso volgersi verso l’esterno con audacia, in molti giovani si è indebolito. Il verbo latino “adolesco” significa crescere, prendere vigore, ma in alcuni giovani proprio lo sforzo di crescere che dovrebbe portare verso lo stato di adultus si raggiunge con difficoltà o non si raggiunge affatto. Il corpo dell’adolescente si ripiega, in ogni adolescente c’è potenzialmente qualcosa della segregazione dello hikikomori, della protesta autolesionistica della cutter o del figlio Rapunzel che fa scuola a casa con la mamma. Ogni giovane ha la necessità di formarsi con i suoi pari ma tanti restano impigliati nelle generazioni precedenti in quanto hanno più facilità a rapportarsi con gli adulti. L’adolescenza per la psicoanalisi è la nascita di un soggetto, l’avventura fondativa della soggettività ma è anche un passaggio mortale poiché il corpo bambino muore per lasciare il posto a quello del giovane adulto. L’adolescente migra verso questa nuova condizione ma oggi più di ieri rischia di far naufragio.