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Aethiopia – Appunti per una canzonetta

Aethiopia – Appunti per una canzonetta

“Italiani baciare bene, noi baciare male” è un tormentone che i soldati tigrini confessano a quelli italiani, ma che ha una spiegazione diversa da ogni possibile connotazione erotica. Nell’assalto alle truppe avversarie, i soldati italiani, portando il fucile in una mano, per poter lanciare le granate avevano bisogno di staccare la linguetta della sicura con i denti, con un gesto che somigliava ad un bacio beneaugurante perché la bomba raggiungesse il bersaglio salvando loro la vita. Così gli etiopi, venuti in possesso di un rifornimento italiano di bombe a mano, provarono ad emulare i nemici limitandosi però ad accompagnare con un semplice bacio il lancio, col risultato che le bombe, chiaramente inesplose, venivano raccolte dagli italiani, innescate e rilanciate con successo al mittente. Da qui la fama di grandi baciatori. E infatti, il primo radiogramma dall’Etiopia trasmesso dal generale Starace da Góndar al comando superiore richiedeva l’invio a mezzo aereo di 10.000 preservativi e 5.000 tubetti di pomata antiluetica, visto l’inarrestabile “mercimonio” di piaceri femminili ai quali i suoi soldati erano sottoposti...

Questi sono soltanto due dei tanti episodi narrati da quel sagace genio aforistico di Ennio Flaiano in un quadernetto di appunti raccolti fra il 1935 ed il 1936 sul fronte etiopico, dove lo scrittore fu inviato militare, come sottotenente del Genio, ed oggi raccolti da Adelphi in uno snello volumetto della collana Microgrammi, dedicata a primizie esclusivamente commerciate in ebook. Fu un’esperienza indubbiamente terribile, ma allo stesso tempo ricca di sorprese e di spunti di riflessione che il futuro scrittore seppe raccogliere e raccontare a modo suo. Appena venticinquenne, il giovane pescarese si ritrova catapultato nella prima ed importante (quanto fallimentare) impresa coloniale del Duce, in un contesto in cui scopre e mette a nudo tutte le ipocrisie e le contraddizioni di un esercito disorganizzato e guidato più da istinti di predoni che da motivazioni di gloria e fama. Per quanto si tratti di brevissimi bozzetti, è già presente in nuce la caratteristica della scrittura del Diario notturno, fatta di lucido ed indolente pessimismo, sottile analisi psicologica, precisa e personale rappresentazione, nonché interpretazione, dei fatti. La struttura dei brevi quadretti (per questo quasi degli aforismi, non oltre la paginetta, come parte della sua produzione successiva scandita da un andamento veloce per immagini) segue sempre un climax ascendente: dopo una succinta descrizione di un banale accadimento di vita quotidiana o dopo aver riportato una scritta, una curiosità, un fatterello, Flaiano lo interpreta riassumendo in una battuta finale, raffinata e dissacrante. Non c’è un filo conduttore tematico, ma tutto segue il flusso della storia, scandita e registrata in modo diaristico per date e per luoghi. Il libretto si può considerare il lavoro preparatorio del primo vero romanzo dello scrittore e grande sceneggiatore, Tempo di uccidere, dedicato proprio alla campagna d’Etiopia, anche se con toni e sfumature più nere.