Sabato 12 aprile 1953, Oklahoma, le pianure nei pressi di Shawnee. Il corpo di Jim Thorpe giace nella bara, nessuna delle sue ex mogli è presente, ma lo sono i suoi figli. Indossa una giacca di pelle di daino drappeggiata di perle, ai piedi calza mocassini dello stesso materiale, accanto a lui è stata messa un’ala d’aquila, tra le mani tiene il tabacco consacrato dai membri più rispettabili della sua nazione nativa, i Sac e Fox. La sua testa è rivolta a ovest. Presso la camera ardente a Los Angeles, dove il corpo è stato inizialmente esposto sotto una lastra di vetro, sono andate a rendergli omaggio circa tremila persone, molte fanno parte del mondo di Hollywood. Ora è finalmente nella sua terra, dove gli anziani possono celebrare i rituali tradizionali e la cerimonia proseguirà fino all’alba, le sue spoglie riposeranno nel cimitero di Garden Grove, insieme a quelle di suo padre e suo fratello. O così dovrebbe essere. Patricia Askew, detta Patsy, la sua vedova, si presenta con la polizia e un carro funebre, è un atto sacrilego interrompere la cerimonia, ma lei reclama il corpo e lo porta via. Il giorno dopo ciò che resta di Jim Thorpe si trova in una chiesa a Shawnee, ottocento persone partecipano alla messa voluta da Patsy, che ha scelto di non rispettare la cultura del marito e soprattutto desidera sfruttare l’interesse mediatico che circonda l’uomo e trovare al più presto un acquirente per il suo corpo, per ciò che rappresenta. Allo stato dell’Oklahoma chiede 25 mila dollari, ma il governatore Johnston Murray rifiuta perché la cifra è eccessiva. Propone l’affare a varie città: Carlisle, Pittsburgh, Harrisburg, Philadelphia. Rifiutano tutte, la cifra pretesa è fuori budget. A nulla valgono le proteste dei figli di Thorpe, non hanno il potere di limitare la volontà della vedova e sono costretti ad aspettare che lei persegua i suoi propositi: “Insultati dalla violazione del rituale nativo, sono ora spossessati di qualunque decisione”. Finalmente, dopo circa un anno, ecco che l’acquisto va in porto. Patsy ha raggiunto il suo obiettivo e ad aggiudicarsi le spoglie di Thorpe è una città in cui non ha mai messo piede…

La biografia di Jim Thorpe (Oklahoma 1887 – California 1953) scritta da Tommaso Giagni (Roma 1985), giornalista e romanziere, che ha già pubblicato opere di valore come L’estraneo (2012), Prima di perderti (2016), I tuoni (2021), è sorprendente. Che siate appassionati o meno di sport, la vita di quest’uomo non potrà che conquistarvi, commuovervi, farvi arrabbiare, esaltarvi. Nato a il 22 maggio 1887, discendente dalla tribù di Falco Nero, istruito presso una delle famigerate scuole per nativi, la Carlisle Indian Industrial school fondata nel 1879 da Richard H. Pratt, vincitore di due ori olimpici a Stoccolma nel 2012 nel pentathlon e nel decathlon (ritirati e restituiti con vergognoso ritardo), vittima di pregiudizi e razzismo, in bilico tra due mondi, quello delle sue radici e quello bianco, atleta versatile e talentuoso, irrequieto sentimentalmente, padre di otto figli avuti da donne diverse, campione, coach, oratore, comparsa cinematografica (oltre settanta film, ma non sempre accreditato), sindacalista, Thorpe è una figura emblematica nello sport americano, sconosciuto in Italia. Ha incontrato Dwight D. Eisenhower, John Wayne, John Ford, Frank Capra, Marianne Moore è stata sua insegnante. Ha dovuto lottare tutta la vita contro il suo lato oscuro e in seguito con l’alcolismo (la morte del primo figlio in tenera età gli ha spezzato il cuore), non tutti i figli lo ricordavano con affetto. Nel 1951 il film Pelle di rame ha portato la sua vita al cinema, a interpretarlo Burt Lancaster. Giagni racconta la vita del campione di football (che è stato anche multiplista e giocatore di baseball) tracciandone le tappe grazie a una minuziosa ricerca: articoli, documenti, lettere private, molto materiale è segnalato in coda al volume. Nello scrivere di Thorpe, Giagni tocca una molteplicità di argomenti: il trattamento subito dai nativi e l’assimilazionismo, le regole dello sport statunitense della prima metà del Novecento e delle Olimpiadi, poi mutate nel tempo, il peso della crisi economica del 1929 e delle due guerre mondiali, il trattamento delle comparse native in ambito cinematografico, le disuguaglianze economiche. Trovano spazio nel volume anche figure emblematiche della cultura e dello spettacolo, il tutto narrato con uno stile avvincente che rende questa biografia appassionante e scorrevole come un romanzo.