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Agata rubata

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Notizia “bomba” in un bar di Catania: uno degli avventori ha sentito dire dalla cugina di sua moglie, che fa le pulizie in Comune, che quest’anno la festa di Sant’Agata non si farà. Stupore, rabbia, disorientamento. Come è possibile? E perché, poi? No. Sicuramente è una notizia falsa. Non può essere. Ma l’avventore giura e spergiura che quella parente è una persona credente e devota e che mai, mai, si sarebbe inventata una notizia del genere. Il rude e spocchioso proprietario del bar non ci vuole credere, ma finisce per farlo dopo che legge la notizia da un quotidiano online aperto sul cellulare di suo figlio. È ufficiale e bisogna rassegnarsi. Ma a cosa precisamente? Un autista di bus che sogna di mettere i soldi da parte e smettere con quel lavoro e con quella vita e godersi il lungomare di Catania tra un caffè all’aperto e un po’ di footing, mentre è al suo posto di guida per iniziare il suo turno pensa e ripensa alle parole scritte sul giornale: la festa è annullata per allerta meteo. A Catania? Con quel cielo limpidissimo? Qualcosa non torna. Ma è quello che c’è scritto sul giornale e dichiarato niente di meno che dalla Protezione Civile. Quello che il povero autista non sa, come il resto della popolazione catanese, è che il capo della Protezione Civile in persona di quella notizia non sapeva un bel nulla e quando chiama il sindaco per chiedere le dovute spiegazioni di quella falsità che sta gettando nello sconforto una intera città, il sindaco - che da Catania è partito in fretta e furia per riparare in Belgio - lo prega di non “sbugiardarlo”, di reggergli il gioco e di fidarsi di lui: la festa deve essere annullata per motivi di causa maggiore che al momento non può rivelare. Mafia, terrorismo, minaccia impellente? Il sindaco non si sbottona e scopre così il fianco al giornalista più “molesto” che ci sia in città. Uno che non solo gli vuole rovinare la carriera politica, ma che per colmo delle cose lo vuole fare attraverso notizie di prima mano che gli arrivano dalla stessa moglie del sindaco, sua amante ormai da anni. Salvo Lanza. Il giornalista prova anche questa volta a imbastire un articolo al vetriolo e a conquistarsi la prima pagina, ma purtroppo tocca dividersi l’attenzione con un’altra notizia, un bus di linea andato a fuoco mentre stava per partire per la sua corsa. Ma le due notizie sono correlate in qualche modo? E se sì come?

Vi deve piacere la black comedy e vi deve piacere anche tanto, perché se vi aspettate di leggere un noir o un giallo classico Agata rubata vi deluderà. Anzi, fin dall’incipit, con l’escamotage da sceneggiatura cinematografica, capirete immediatamente a cosa andate incontro. Quindi riassumendo: suspense pochina, forse qualche scena di azione riuscita bene, ma tutto lontanissimo dal farvi battere il cuore; linguaggio scientemente intriso di dialettismi ma ci sta, non disturba e a tratti intriga quasi più della trama stessa; stile, come detto sopra, digeribile soltanto per chi ama lo humor elargito a piene mani. Però è innegabile che Agata rubata un punto di forza ce l’ha, ed è anche un punto di forza importante: i personaggi. Musumeci è bravissimo nella costruzione degli stessi e davvero, dal protagonista a quello minore che appare solo in un cammeo, tutti dilettano chi legge, anche se un certo maschilismo di fondo tende a pennellare i personaggi femminili con qualche pecca in più del dovuto, o probabilmente è solo una mia impressione. O forse l’autore, come direbbe Jane Austen, è solo “molto giovane” e neppure se ne rende conto. Carina, infine, è anche l’idea di trasformare alcune scene del racconto in una sorta di racconto corale in cui il senso ultimo del genere viene maggiormente fuori che altrove. Insomma, questo per Musumeci di fatto è il primo romanzo completo, pertanto l’autore ha sicuramente ancora tutta la vita davanti per trovare la sua giusta cifra e storie di certo più fascinose.