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Agatha Raisin - La psicologa impicciona

Agatha Raisin - La psicologa impicciona

Ma chi può aver raccontato del passato di Agatha a Victoria Bannister, l’esile ottantenne con il naso lungo ed affilato e gli occhi slavati che da poco si è trasferita a Carsely? Agatha è nata in un quartiere malfamato di Birmingham ed è stata cresciuta, se così si può dire, da due genitori perennemente ubriachi. Per questo motivo ha cercato di tener nascosto il proprio passato, anche se ha sempre temuto che prima o poi qualcuno sarebbe riuscito a vedere attraverso la nuova patina sofisticata di cui si è rivestita e l’accento un po’ snob che ha cercato di coltivare negli anni. Quindi, sapere che una perfetta sconosciuta sa tutto di lei e della sua infanzia la lascia perplessa e molto arrabbiata. Il suo ex marito - James Lacey, scrittore di viaggi e guarda caso appena rientrato dall’estero - conosce tutto del suo passato, così come l’amico baronetto Sir Charles Fraith, che entra ed esce a piacimento dalla sua vita e dal suo letto. Certamente, però, né l’uno né l’altro avrebbe mai fatto pettegolezzi sul suo conto. Deve essere stata sicuramente quell’impicciona di Jill Davent, la psicoterapeuta da poco trasferitasi a Carsely, quella che fa gli occhi dolci a James- che sicuramente non le ha resistito e, tra una chiacchiera e l’altra, deve essersi lasciato sfuggire qualcosa sul passato di Agatha- e che sta seguendo Gwen Simple, una delle principali sospettate nell’ultimo caso seguito dall’agenzia investigativa di cui Aggie è a capo. Gwen, a dirla tutta, è uscita pulita dall’indagine, ma la Raisin ed il suo fiuto non sono del tutto convinti della sua estraneità ai fatti. Si deve cercare di scoprire qualcosa di più a proposito di questa fantomatica psicoterapeuta: perché si è trasferita a Carsely, dal momento che aveva uno studio in una città più grande che le avrebbe sicuramento consentito di avere un maggior numero di clienti? Ha forse qualcosa da nascondere? E perché non fa altro che stare alle costole di James? Gli piace davvero o se ne serve come strumento per arrivare ad Agatha? E se così fosse, perché? Sta cercando di coprire in qualche modo Gwen?

L’irriverente investigatrice privata Agatha Raisin - singolare personaggio creato dalla recentemente scomparsa autrice britannica Marion Chesney, che si è servita, per firmare i romanzi della serie, dello pseudonimo M.C. Beaton - comincia la sua ventiseiesima avventura ripartendo esattamente da dove si era interrotta la sua avventura precedente, raccontata nel romanzo Panico in sala. Agatha è piuttosto arrabbiata con se stessa, perché non è riuscita a dimostrare il coinvolgimento di Gwen Simple nelle nefandezze compiute dal figlio e la donna, rimasta impunita, ha preso a frequentare una sedicente psicoterapeuta alquanto impicciona ed invadente. E non solo. La psicoterapeuta frequenta l’ex marito di Agatha- che sicuramente non prova più nulla per lui, ma ne è comunque gelosa- e non perde occasione per spettegolare in paese su Aggie e sul suo passato, argomento tabù per la nostra eroina, che è sempre più rosa dalla rabbia e dal risentimento. Ovviamente, non appena la psicoterapeuta viene trovata strangolata, l’investigatrice finisce immediatamente nell’elenco dei sospettati e in seguito, una volta scagionata, comincia le indagini per cercare di risolvere un caso che appare sin da subito piuttosto complesso. Agatha, rispetto ai primi romanzi della serie, è un po’ cambiata: pur continuando ad essere burbera, cinica, ironica e politicamente scorretta come al solito, appare più fragile e più incline a condividere le sue preoccupazioni e i suoi dubbi con gli amici del villaggio, offrendo un’immagine di sé più tenera e dolce. Immutate sono invece le sue capacità intuitive che le consentono, ogni volta, di trovare il bandolo di ogni matassa, per quanto intricata possa essere. Ambientazione squisitamente british anche per questo romanzo, grazie al quale la Beaton permette al lettore di esplorare la meravigliosa campagna inglese dei Cotswolds con i suoi giardini curati ed i cottage con il tetto di paglia; piccoli villaggi nei quali il tempo pare essersi fermato e in cui anche i crimini vengono commessi in maniera raffinata, senza eccessiva crudezza. Ancora una volta la Beaton si rivela una penna interessante e piuttosto raffinata, tutta da leggere.