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Aida e Umberto

Aida e Umberto

Vescovado di Murlo. Anni Trenta. Nella casa di via Tinoni risiede la famiglia intera, il boscaiolo Amedeo con la moglie Annunziata e i cinque figli. Nunziatina obbedisce alle richieste del marito secondo il suo ruolo di madre-moglie-serva e i maschi fanno il carbone con il padre nei boschi tra Grossetto e Siena. Sono una famiglia di onesti lavoratori, stimati da tutti. Aida nasce nel 1928, durante un giorno di festa. Quel giorno Amedeo suonava con la banda. Che cosa? La marcia dell’Aida. È una bambina graziosa che diventerà una ragazza carina e gioiosa, non senza ammiratori. Tra questi un certo Vittorio, con cui idillio dura fino all’arrivo di Umberto in paese. Lui, nato nel 1908, porta il nome del re ucciso dall’anarchico Bresci e poi del futuro erede al trono di Vittorio Emanuele III. I genitori nutrono grandi speranze per quel primogenito. In fondo è un ragazzo intelligente e bello, seppur ribelle. La malattia del padre però determina la rovina della famiglia, cui ogni risorsa viene impiegata, in assenza di sanità pubblica, per le cure e l’assistenza al malato, e quando questo muore a trentanove anni per colpa dell’influenza Spagnola, la perdita del negozio di loro proprietà è un’inevitabile conseguenza. Umberto, tra i venti e i venticinque anni, diventa così un concentrato di responsabilità familiari, ambizioni personali e frustrazioni. Malesseri che dovranno attendere prima di trovare tregua...

I figli di solito sono indefferenti verso la vita che i genitori non hanno condiviso con loro, eppure Ivana Rossi, autrice dell’interessante biografia familiare che è Aida e Umberto, dimostra quanto la curiosità nei confronti di esistenze altre rispetto la propria possa generare non solo un prodotto valido in sé, ma anche la visione di un mondo abbastanza lontano nel tempo. Nonostante Ivana Rossi tratti ovviamente di una particolare fetta di mondo, quella vicina a lei, la sensazione che si ha è quella del fare i conti con un passato generale. Un passato che forse non ci appartiene più, ma che allo stesso tempo può essere ritrovato in tanti piccoli particolari nel nostro presente. Purtroppo però quando si tratta di raccontare un periodo lontano e, a volte, un luogo che non sempre è familiare al lettore, si rischia di cedere alla tentazione della troppa prolissità. Da questa tentazione Aida e Umberto non riesce completamente a sottrarsi, andando a favorire una prosa a tratti verbosa che non aiuta a calarsi nelle atmosfere suggestive di quella Toscana d’altri tempi. Nonostante ciò la vicenda è comunque interessante e gradevole alla lettura. La vicinanza dell'autrice ai protagonisti è palpabile – sia per ragioni ovvie come la parentela sia per ragioni meno ovvie come la cura riservata alla comprensione del periodo storico e dei luoghi nei quali i protagonisti si muovono – e la caratterizzazione ne risulta dunque tanto riuscita da valere lo sforzo fatto per andare oltre la prosa.