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Al dì di Pentecoste

Al dì di Pentecoste
“Giace Srda Kapurova sul gelido piano verde, nuda e cerea, il capo reclinato neanche fosse una damigella che si abbronza il collo su una spiaggia dalmata, e guarda all’indietro, scruta il mondo e la forma che assume quando si è capovolti”. Questo l’incipit di una storia nella quale viene scoperto in un appartamento disabitato di Zagabria il cadavere di una giovane zingara, uccisa senza nessuna pietà. Cosa strana è che il cadavere della zingara non viene rivendicato da nessuno né riconosciuto e il suo nome sembra essere inesistente nei registri anagrafici. Priva di documenti e indizi che ne svelino l’identità, è una ragazza che potrebbe anche non esistere. “La cosa migliore era rassegnarsi al proprio destino e rimanere un signor nessuno a Zagabria e nella polizia zagabrese”, si trova a riflettere Lazar Hranilović, l’ex poliziotto e attuale custode dell’obitorio che veglia sul cadavere della giovane zingara. L’unica cosa certa in questa indagine: il giorno di Pentecoste la zingara era stata vista a vicino ad un semaforo mentre, cantando e danzando, chiedeva l’elemosina ai passanti. La polizia, non avendo nessun altro elemento da seguire per l’indagine si trova a brancolare nel buio. Nessun elemento, oltre all’avvistamento dal semaforo, tranne cinque testimonianze, ognuna diversa dall’altra ma che possono condurre a una ipotesi di traccia. Da qui un insolito susseguirsi di figure umane imbranate, spaesate, piccole e nostalgiche, che scontano il purgatorio di essere soprattutto straniere nella propria patria. L’omicidio diventa quasi un pretesto poliziesco per far emergere un quadro di una Jugoslavia a pezzi, senza una possibilità di ripresa. Da questa prospettiva di baratro affiorano una “giostra” di storie che sembrano animate da un desiderio che diventa anche l’unica soluzione possibile: scavare nella storia...
Miljenko Jergović con Al dì di Pentecoste, scritto nel 2008 e tradotto in Italia solo tre anni dopo, è riuscito a trasmettere su carta il ritratto decadente del disfacimento della ex Jugoslavia. Lo ha fatto partendo da un espediente (l’omicidio) per poi aprire, capitolo dopo capitolo, delle digressioni su altre storie, più intime e magiche, collegate sempre tra di loro e così riuscendo a scavare sempre più a fondo e nel modo più lucido possibile nel ritratto storico, sociale e politico del suo Paese, partendo dalle guerre mondiali, attraversando il periodo dittatoriale di Tito, superando le atroci guerre degli anni novanta per poi fermarsi ai giorni nostri, nei quali non esiste quasi più nulla di quanto ricordato. La narrazione del romanzo viene divisa in capitoli che, a lettura attenta, possono essere visti anche come racconti collegati tra loro grazie ai personaggi principali che muovono lo sviluppo dell’intera vicenda. Nel primo capitolo vediamo come protagonista Lazar Hranilović, ex poliziotto e ora custode dell’obitorio, che veglia sul cadavere della giovane zingara. Nel secondo assistiamo alla narrazione della storia di Lovro Babić, ispettore della squadra omicidi che indaga sul delitto della zingara. Nel terzo capitolo viene messa a nudo la vita di Ile Mažar, un giovane delinquente che è anche il primo indiziato del delitto. E avanti, personaggio dopo personaggio, situazione dopo situazione, fino ad arrivare a una possibile soluzione del giallo. I piani temporali del romanzo sono diversi e l’autore non ha difficoltà nel saltare da uno all’altro, da una storia all’altra, sempre tenendo alto il ritmo della narrazione e riuscendo ad accrescere l’interesse del lettore, cambiando registro e linguaggio a seconda della situazione e del protagonista. Abbiamo in queste pagine la bellezza della scrittura al suo massimo in questo splendido affresco dei Balcani da un autore che esordì come poeta con la raccolta Osservatorio di Atene nel 1988 a soli ventidue anni, che gli valse premi e riconoscimenti, per poi diventare giornalista e romanziere sempre attento al delicato contesto ex-jugoslavo, attraverso il quale si può riconoscerlo erede della miglior tradizione narrativa balcanica.