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Al limite del buio

Al limite del buio
Notte fonda. In una stradina della città di Lavagna un anziano pensionato approfitta della passeggiatina col suo cane per fumarsi in pace l’ultima sigaretta. Della giornata, pensa lui. D’un tratto l’uomo è a terra, sanguinante sull’asfalto, qualcuno lo ha colpito; lui riesce a vedere dei piedi femminili, scalzi, mentre pensa che sua moglie lo rimprovererà per essersi sporcato tutta la camicia … Quando il maresciallo Nusca comunica a Fabio Riccò dell’emittente televisiva locale Teletua che il nome del morto è Bernabò Giovanni Battista detto Giobatta, subito il giornalista si ricorda dell’ex collega di qualche anno prima, un uomo un po’ eccentrico, particolarmente sensibile al fascino femminile, ma bravo nel suo lavoro. È ovvio immaginare che possa essersi imbattuto in qualcosa di scottante legata al suo lavoro; non è improbabile, infatti, che anche durante la pensione possa aver continuato a seguire qualche vicenda particolare, a causa di quella passione per il suo lavoro, quasi da segugio. Nusca e Riccò cominciano così, a loro volta, un’indagine parallela alla magistratura, ma i rischi all’improvviso si fanno davvero alti quando antichi dolori e vecchie storie di ricchi russi e orsanti nomadi tornano drammaticamente a galla. E forse non è esattamente per motivi legati al lavoro che il povero Giobatta è stato ucciso. Ma davvero la vendetta può attraversare il tempo e aspettare decenni per compiersi?...
Seconda prova d’autore per il giornalista Aldo Boraschi che torna a scrivere un noir dopo Donne altrimenti amate. E torna con il suo protagonista, il simpatico giornalista (alter ego?) Fabio Riccò, specializzato nel mettersi nei guai conducendo indagini che dovrebbe solo raccontare nei suoi notiziari. Tornano anche gli altri personaggi del primo romanzo, come il magistrato Maria Furlato - che ha ormai una relazione col nostro giornalista - e ottiene più spazio il simpatico maresciallo sardo Nusca, qui più coinvolto nelle avventure del protagonista. Intrigante la trama che si sposta su un arco temporale ampio, fino a spingersi in un passato di provincia affrescato con poche ma efficaci pennellate. Come per il primo romanzo è tuttavia evidente la bravura particolare dell’autore nel descrivere i paesaggi della sua terra filtrati attraverso le emozioni che sanno suscitargli, e nel raccontare le piccole grandi cose come è abituato a fare nel suo blog e che in un bel capitolo in particolare (il decimo) si riversa con il consueto tono delicato. Tono che si ritrova anche nella piccola appendice dedicata ad un caro amico scomparso. Si continua però a ravvisare la necessità di un editing più accurato che consenta una lettura più agile. Attendiamo dunque che Boraschi ci regali nuove storie, magari altre indagini-inchiesta di Fabio Riccò da Teletua.