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Al passato si torna da lontano

Al passato si torna da lontano

A cinque anni la guerra è difficile da capire e i bengala appesi a piccoli paracadute sganciati di notte dal cacciabombardiere “Pippo” per illuminare eventuali obiettivi da bombardare possono anche diventare dei ninnoli invitanti da collezionare. Faenza vista da lontano mentre va a fuoco può anche essere uno spettacolo spaventosamente affascinante. Nascondere in soffitta lo zio partigiano ferito è quasi un gioco, anche perché ad Anita lo zio Checco piace molto, non la tratta da bambinetta come gli altri, non la considera una sciocca come fa sua sorella Edda, dall’alto dei suoi nove anni e della sua fede cristiana incrollabile. Anita sa che deve mantenere il segreto, la fede non c’entra. Eppure, né il suo impegno né le preghiere saranno sufficienti a salvare la vita dello zio ma soprattutto della sua mamma Teresa: all’improvviso un gendarme fascista del paese li porterà via e Anita capisce subito che non li rivedrà mai più. Non le restano che la sorella e la zia Ada, finché finalmente papà Armando torna dalla Germania, anche se stenta a riconoscerlo da quanto è magro e trasandato. Ora però assieme possono ricominciare, la guerra è finita e Anita intende mettercela tutta per costruirsi qualcosa di diverso. Ha un carattere forte, la tempra necessaria per farsi spazio negli anni della ripresa. Ha solo un conto in sospeso, con il gendarme che l’ha strappata dalle braccia di sua madre, volatilizzatosi dal paese subito dopo l’ultimo dei numerosi crimini compiuti. Eppure, il passato presenta sempre i conti al momento giusto...

Claudio Panzavolta (autore ma anche addetto ai lavori, in quanto editor per Marsilio e docente al Master in Editoria dell’Università di Verona) presenta uno straordinario romanzo corale, che si manifesta al lettore quasi come un ciclo di affreschi su più livelli, sapientemente intrecciati tra loro per quanto apparentemente distinti. Le vicende di Anita e della famiglia Castellari sono l’esempio di “una” storia italiana (come riporta il sottotitolo), ma altre si snodano con le loro difficoltà e i loro traguardi (e con figure femminili di spessore incredibile come la maestra Paolina) e tutte sono comunque inserite nella cornice della Storia, che nel frattempo scorre inesorabile sempre, come ci viene ricordato da alcuni inserti di giornale inseriti ad hoc. Panzavolta sfrutta un ulteriore elemento di realismo e di profondità: un apparato iconografico autentico, che accompagna alcuni punti focali della narrazione, donato all’autore dalla madre e raccolto negli anni da bisnonni e nonni. Così si realizza che quanto si legge è di fatto una preziosa rielaborazione narrativa delle memorie della nonna dell’autore stesso (l’Anita del romanzo) e che “tornare da lontano” a quel passato, per Panzavolta, non vuole essere ricordo nostalgico fine a se stesso, ma piuttosto un memento. Il succedersi delle generazioni, delle epoche, non può far cadere nell’oblio alcune tappe fondamentali, quanto sia stato faticoso raggiungerle e quanto care siano costate abitudini e certezze che oggi, “da lontano”, si rischia di dare per scontate.