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Albina o il popolo dei cani

Albina o il popolo dei cani

La Jaiba, che significa il granchio, è una bambina che non sa che cosa sia l’amore perché è brutta e suoi genitori non le hanno neanche dato un nome. La bambina così ha deciso che preferisce essere un granchio per prendere le distanze da un mondo che non la accoglie. Nella sua vita senza amore arriva Albina, una "gigantessa” albina, appunto, che ha perso la memoria e non sa più nemmeno come vivere, un’enorme bambina in un corpo eburneo e di una bellezza unica. La Jaiba si prenderà cura di lei, insegnandole tutto ciò che ha dimenticato, proprio come si fa con un neonato e condividerà la sua miserabile vita con lei, proteggendola con un amore profondo… Il feroce Pata de Bombo, un poliziotto dai modi sgarbati e dal piede deforme, desidera con violenza il corpo di Albina e così le due donne fuggono e vagano per il Cile. Incontrano il nano Amado, un cappellaio suicida che le porterà a Camiña, un villaggio dove si è perso il piacere di vivere perché i paesani sono immortali. Albina nelle notti di luna piena si trasforma in una cagna, così come succede agli uomini che lei morde mentre balla, inoculando in loro il morbo canino. Per liberare Albina e gli uomini da quel bestiale morbo, la Jaiba, Albina e Amado cominciano il loro viaggio per trovare il fiore del cactus shigrapishcu che ha il potere di cancellare la terribile malattia...

Ciò che determina la struttura narrativa di questo testo psichedelico e a tratti elucubrante è la poliedricità creativa dell’autore che, oltre a essere uno scrittore, un cineasta, un fumettista e un uomo di teatro, è sopra ogni cosa uno psicomago, così come lui stesso si definisce. Un’unione assolutamente singolare tra l’arte variegata ed estrosa del mago e quella dello psicanalista, che pesca nel torbido mondo dell’inconscio. Perché è nell’inconscio e nell’immaginazione che, secondo questo scoppiettante autore, risiede la possibilità di comprendere il mondo. Creando una relazione tra la vita quotidiana e la dimensione mitica, si entra nel mistero ed entrando in esso si comprende l’essenza della vita. Così le sue storie sono viaggi onirici, surreali, come un tuffo nella mitologia - in questo caso quella Inca - costellata da eventi magici e imponderabili, spesso molto vicini a un incubo. La narrazione si avviluppa intorno alla leggenda dei lupi mannari e a personaggi che sono, all’inizio, figure grottesche, deformi o eteree e senza identità, o, ancora, brutali, in preda a istinti animaleschi e brucianti di una sensualità esacerbata e incontrollata ma che durante il viaggio per la guarigione e la redenzione riacquistano identità umana. Essi ritornano allo splendore dell’umanità non contaminata, come lo era la terra degli Incas prima dell’arrivo dei conquistadores spagnoli e dei gringos americani, attraverso la liberazione catartica del viaggio iniziatico. Un ritorno alle origini che ricorda il misticismo dantesco e l’idea del viaggio come percorso di purificazione dell’Io non solo individuale, ma dell’identità di un popolo. Alla fine del percorso i personaggi trovano la loro vera identità, un nome che li determini come soggetti d’amore, degni di una vita meravigliosa e unica. La scrittura è convulsa, i riti sono sincopati, le scelte lessicali cambiano in relazione alle fasi del viaggio iniziatico e sono cariche di parole sconce e volgari all’inizio mentre, alla fine, il campo semantico accoglie la luce, la purezza e la bellezza. Un lungo viaggio nel quale il lettore viene catapultato senza grazia già dalle prime righe, in un crescendo sconcertante di situazioni. Ci si sente in balia di eventi confusi, scollegati da qualsiasi quotidianità o tangibilità, in una realtà che non si riesce a controllare, in situazioni così desuete e fuori dall’ordinario come solo i racconti mitici e i sogni fanno vivere. Una forma esasperata ed estremizzata di realismo magico sudamericano che affascina, ma che in questo caso diventa sovrabbondante e a volte faticosa nella sua esuberanza, parto di una mente convulsa che destabilizza e lascia perplessi. Si può amare Albina o il popolo dei cani e lasciarsi coinvolgere dal turbinio senza farsi sconvolgere da esso, oppure si può provare disorientamento e fastidio durante la lettura per un mondo in cui la coscienza è costantemente spiazzata e vinta da uno sconcertante mondo onirico. Ma di certo non si rimane indifferenti.