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Alessandro Magno e l’aquila di Roma

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“Quel bastardo deve morire”. “Non parlare così di lui. È Alessandro”. “È mio marito. E tu sei il suo generale e amico e sei appena venuto a letto con me. Di nuovo”. Perdicca è a capo della cavalleria dei compagni del Re. Nonostante molti anni ed innumerevoli battaglie gravino sulle spalle nerborute del generale macedone, il suo fisico atletico, la sua mente agile e il suo portamento magistrale possono far invidia persino al più giovane dei suoi paggi. La conturbante Rossane, la moglie battriana di Alessandro, è ritenuta la donna più bella dell’intero continente Asiatico; la stupefacente bellezza della donna maschera una perfidia tale da trarre in inganno il più acuto dei suoi nemici. Rossane possiede l’abilità di manipolare le persone facendo leva su un qualche aspetto del loro carattere: nel caso di Perdicca, la vanità. “Annotazione del 18 daisios del tredicesimo anno del regno di Alessandro: nella notte tra il 17 e il 18 daisios Alessandro si sente subitamente infermo dopo aver consumato del vino dal Calice di Eracle durante un banchetto con i suoi amici. In quello stesso momento appare un uomo che dice di chiamarsi Nestore e di essere stato mandato dall’oracolo di Delfi per salvare la vita di Alessandro. Cura il re con le sue medicine”. Nestore ha quarantacinque anni, il suo aspetto suggerisce un’origine nordica, tuttavia non può essere certo di alcunché: del suo passato non ricorda nulla, il suo primo ricordo è il misterioso risveglio in una delle stanze del tempio. Si tratta di una svolta cruciale: se Alessandro muore il suo sconfinato, ma fragile impero si disgregherà; Alessandro in vita significa nuove guerre di conquista, e l’unico avversario rimasto si trova ad occidente, Roma…

Cosa sarebbe successo se l’esercito Macedone all’apice della sua forza si fosse scontrato con un’ancora acerbo esercito romano? Alessandro Magno e l’aquila di Roma è un romanzo ucronico dello scrittore e docente Javier Negrete (Madrid, 1964). Laureato in filologia classica, ama infarcire i suoi romanzi di elementi storici, fantastici e fantascientifici. Negrete ha riscontrato un considerevole successo in Spagna e, più di recente, anche in Italia. Oltre all’opera qui recensita è opportuno menzionare la plaudita trilogia de La regina del Nilo. Il romanzo si apre nel 323 a.C., i documenti rinvenuti da storici ed archeologi attestano che nel giugno di quell’anno il grande Re macedone spirò, sentendosi male dopo essersi rovinosamente ubriacato ad un banchetto. Le ipotesi inerenti la morte di Alessandro sono molteplici: un’infezione fulminante, una sindrome neurologica autoimmune o – tra le ipotesi più gettonate da noi lettori affamati di storie intriganti – un avvelenamento dettato dall’invidia, dalla passione e dall’ambizione. Tuttavia il romanzo tratta una linea temporale alternativa a quella trattata nei libri di storia: Alessandro sopravvive al 323 a.C. grazie all’abile e misterioso sapere medico di Nestore. L’opera ci permette di considerare quanto mutevole, flessibile, malleabile possa rivelarsi il decorso storico. E come nella mitologia greca le tre moire tessono i fili del destino degli uomini, così i numerosi personaggi del romanzo intrecciano una complessa tela di azioni, opinioni e punti di vista da cui scaturisce il destino del mondo. Ogni ucronia ha una chiave di volta, un’anomalia più o meno estesa alla quale si deve una svolta radicale ed inaspettata degli eventi, qualcosa che non sarebbe dovuto esistere, qualcuno che non avrebbe dovuto trovarsi lì in qual preciso momento. E se quell’anomalia fosse un uomo di nome Nestore, acuto e riflessivo, in grado di rendesi conto di appartenere ad una linea temporale deviata? Cosa succederebbe se egli acquisisse consapevolezza di essere l’artefice di tale deviazione?