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Alfredino, laggiù

Alfredino, laggiù

Stanno festeggiando il compleanno dei loro gemelli Marco e Aurora in una trattoria di campagna. Sono felici Andrea e Teresa, non risparmiano abbracci, brindisi e risate. La lunga tavolata sembra una linea bianca tra gli ulivi e i gemelli l’hanno impreziosita con petali di colore ritagliati da cartoncini colorati. Compiono dieci anni i due fratelli e Teresa, che non siede accanto ad Andrea, non perde occasione per guardare il marito e sorridergli. Intanto, i due ragazzini, sudati e felici, corrono sul prato ad inseguire amici e lucertole; poi assetati ed accaldati crollano addosso ai genitori e li abbracciano chiedendo di essere dissetati. Tutti sono felici: i piccoli si divertono un mucchio e i grandi sono un gruppo di cinquantenni in buona salute, che sorridono ad una vita che è stata molto generosa con loro. Si conoscono tutti da molto tempo e non perdono occasione per cantare le canzoni che sono soliti intonare insieme, ridere raccontando vecchi aneddoti e brindare anche a chi non c’è più fisicamente, ma è sempre insieme a loro. Andrea dedica una canzone a Teresa e lei, a sua volta, ne offre una al marito, sorprendendolo ed emozionandolo. All’improvviso, Aurora corre verso il tavolo, piangendo. È disperata e spaventata, lo sguardo stravolto e un sangue rosso le tinge le mani. A stento trova il coraggio di gridare il nome del fratello e di alzare una mano indicandolo. Anche gli altri bambini sono spaventati e il motivo è presto detto: Marco è inciampato in una recinzione e una decorazione in ferro battuto gli ha lacerato i pantaloni e ferito l’interno di una coscia. Andrea strappa completamente la gamba dei pantaloni e capisce che la ferita è ampia ma per fortuna non troppo profonda. Marco, intanto, con il braccio circonda la testa del padre, in ginocchio davanti a lui, e lo supplica di non lasciarlo solo. Mentre il padre lo rassicura, la mente vola ad un altro incidente e ad un altro bambino, molti anni prima...

Un banale incidente durante il decimo compleanno del figlio Marco diventa per Andrea, il protagonista dell’ultimo romanzo di Enrico Ianniello - attore, scrittore, regista teatrale e traduttore di origine casertana -, occasione per richiamare alla mente l’episodio che ha visto coinvolto un altro bambino, uno scricciolo di sei anni di cui è rimasta impressa nella mente di chiunque la foto: un sorriso aperto e una canottiera a righe. Nei primi giorni di giugno 1981, in una quasi estate già calda in cui in ogni via risuona l’audio delle TV accese nelle case, l’Italia intera si ferma per seguire in diretta il dramma di Vermicino, quello in cui il piccolo Alfredo Rampi, che diventerà per tutti Alfredino, perde la vita nel fondo di un tunnel nero nel quale è caduto e dal quale nessuno, nonostante due giorni e due notti di tentativi, riesce a salvarlo. Quando l’Italia assiste per la prima volta alla TV del dolore Andrea è un bambino e questo episodio rimane scolpito nella sua memoria in maniera indelebile. Molti anni dopo Ianniello, attraverso il protagonista del suo romanzo, fa divenire la vicenda di Alfredino la metafora di una discesa, che altro non è, in realtà, che un’ascesa. Il pensiero dello sfortunato piccolo rimane una costante per Andrea che finisce per essere trasportato in un viaggio visionario, fatto di incanto e meraviglia, proprio in compagnia di Alfredo, in un mondo decisamente più colorato e più brillante della monotonia della quotidianità. Si tratta di un percorso che si rivela familiare al cuore del protagonista, in quanto richiama tutte le persone che sono state in qualche modo importanti durante il suo cammino di vita: la squadra di calcio dell’oratorio, lo strano punk del paese, l’organista che gli ha fatto battere il cuore quando era poco più che un bambino. Tanti personaggi conosciuti che affiancano altrettante occasioni mancate. Andrea e Alfredino, moderni Dante e Virgilio, attraversano i luoghi magici del passato di Andrea fino a raggiungere la profondità del suo cuore che, da sola, saprà aiutarlo a risalire verso la stella più luminosa della vita di ciascuno, quella accesa dalla luce dell’amore. Ianniello riesce a realizzare, tra meraviglia e sogno, una storia dolcissima e a tratti commovente, arricchita da un linguaggio ricco e capace di tratteggiare, con poche pennellate, il percorso che può portare ciascuno di noi a ricongiungersi con il bambino che è stato.