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Ali di vetro

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Sabato 14 ottobre. L’infermiera dà uno sguardo ai medicinali nell’armadietto: morfina e oxycontin per dolori forti, propafenone per la fibrillazione atriale e l’anticoagulante — sono i farmaci d’ordinanza del reparto di cardiologia del Rigshospital di Copenaghen, apportatori di sollievo, di una migliore qualità della vita e qualche volta addirittura di guarigione. Èstata una notte interminabile: una collega si è data malata, e così lei è stata costretta a fare un turno doppio, restando lì a lavorare quasi sedici ore anziché passare la serata in famiglia. A trentadue anni, quel lavoro la sta consumando. Cerca di calcolare il peso del paziente, sceglie tre fiale e le infila in tasca: il preparato corrisponde al doppio della dose massima consigliata, abbastanza da indurre l’arresto cardiaco e liberarlo dalle sue sofferenze — il vecchio è un rompiscatole esigente, ingiurioso e insopportabile, che si lamenta più o meno di tutto. Lei è una che dice quello che pensa e che non se ne sta con le mani in mano: una persona così non gode di grandi simpatie. Ma vuole fare la differenza e lo sta per dimostrare: tenterà di salvare una vita, dando prova di essere all’altezza del suo potenziale. Chiude a chiave la porta del bagno del personale, disinfetta le mani e il lavabo, e posa con cura le fiale l’una vicina all’altra. Con dita esperte aspira il farmaco nella siringa, poi si assicura di far uscire l’aria. Davanti alla stanza numero 8 lancia un’occhiata discreta nel corridoio: niente colleghi o pazienti con urgenze urinarie. Spinge la porta, entra nella camera buia, si avvicina e osserva il vecchio grigio, macilento e rinsecchito: c’è al mondo qualcosa di più inutile di un vecchio incarognito? Svita il tappo del catetere venoso e inserisce l’ago: calcola che l’arresto cardiaco giungerà quasi istantaneamente e, prima dell’attivazione dell’allarme del monitor, avrà appena il tempo di nascondere la siringa. Poi spinge lo stantuffo fino in fondo…

Gli investigatori Jeppe Kørner e Anette Werner della prima divisione della sezione Reati contro la persona della polizia di Copenaghen sono i protagonisti anche del secondo romanzo di Katrine Engberg, pubblicato in Italia dopo Il guardiano dei coccodrilli. È una piovosa mattina autunnale quando nel centro di Copenaghen, in una delle tante fontane della città, viene ritrovato il corpo di una donna nuda. I piccoli tagli da un centimetro, posizionati in file perfettamente simmetriche sui polsi e all’inguine ne hanno provocato il lento sanguinamento e una morte dolorosa. L’indagine si concentra sui collaboratori di un istituto privato, “Residenza La farfalla”, per bambini e ragazzi con problemi mentali e sociali, chiusa ormai da due anni, da quando cioè il personale è stato incolpato del suicidio di una delle giovani ospiti e i proprietari sono stati trascinati in tribunale dalla famiglia della vittima. Non si tratta dell’unico episodio poco chiaro e il ritrovamento di altri due cadaveri di ex dipendi della struttura — rinvenuti sempre nell’acqua e uccisi con uno scarificatore, un antico strumento medico, usato per fare salassi — conferma i sospetti di Jeppe, al quale è richiesta una svolta in tempi brevi: in caso contrario, l’indagine verrà affidata a qualcun altro. In attesa del trasloco, Kørner — che è legato sentimentalmente alla collega Sara Saindani e che in mancanza di Anette fa squadra con Torben Falck — si è trasferito dalla madre in una convivenza piuttosto problematica. Anette Werner, invece, è in congedo per maternità: nonostante la decisione di non avere figli, ha avuto una bambina, ma è un ruolo che non le si addice e non l’appaga. Le mancano i suoi cani, il lavoro e, sopraffatta dalla noia, approfitta della possibilità di ascoltare alla radio gli scambi fra i colleghi: seguendo l’istinto di poliziotta, comincia a condurre pericolose indagini parallele a quelle ufficiali. Fra i personaggi seriali, ma secondari, Ester de Laurenti è presente con un ruolo meno determinante rispetto al precedente romanzo. È evidente come la Engberg, in quello che rimane a tutti gli effetti un thriller mozzafiato, voglia anche denunciare la situazione di chi deve affrontare le malattie psichiche: spesso sono persone che, raggiunta l’età adulta, abbandonate a loro stesse e a un sistema sanitario imperfetto come quello danese, quando viene meno il sostegno della famiglia, sono costrette a vivere ai margini della società.