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Alice nel paese delle meraviglie

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Folly Bridge – fiume Isis – Oxford, 4 luglio 1862. La piccola Alice e la sorella maggiore sono sedute in riva al fiume, al riparo dal caldo afoso del pomeriggio estivo. La più grande si è portata un libro per trascorrere il tempo, mentre Alice non ha niente da fare e ogni tanto dà una sbirciatina alle pagine del romanzo che la sorella legge, ma lo trova estremamente noioso per la mancanza di immagini su cui curiosare. Il tempo sembra non passare più e lei si guarda attorno in cerca di qualcosa che possa attirare la sua attenzione e intanto coglie qualche margheritina per realizzare una coroncina di fiori. All’improvviso percepisce un venticello leggero come una carezza e, con sua grande sorpresa, si ritrova davanti un elegantissimo coniglio bianco che mormora: “Sono in ritardo! Sono in ritardo!”. Ad Alice sembra strano che un animaletto parli come un essere umano e, quasi ammaliata da questa strana presenza, lo insegue. Il coniglio non la guarda nemmeno e scappa via ripetendo a voce alta lo stesso ritornello: “Oh povero me! Sono veramente in ritardo!”. La bambina continua ad inseguirlo, stando molto attenta a non perderlo di vista, ma il coniglio è sempre più veloce, salta da una parte all’altra, poi sparisce. Alice non fa neanche in tempo a rendersi conto di quello che è appena successo, che viene risucchiata dalla terra e inizia una ripidissima caduta, senza tuttavia, provare alcun dolore. Non è spaventata, anzi, è quasi affascinata da questa incredibile discesa: giù, giù, sempre più giù nel vuoto di un pozzo senza fondo. La distanza percorsa è lunga, quasi infinita e quando finalmente la piccola si ferma, non riesce proprio a capire dove si trovi. Le sembra di aver attraversato la terra da una parte all’altra e pensa, curiosa, di incontrare persone che camminano con la testa in giù. Ma eccolo di nuovo, il coniglietto…

Il raffinato illustratore francese Benjamin Lacombe, in uno dei suoi disegni in Alice nel paese delle meraviglie, capolavoro di Lewis Carroll, raffigura la piccola protagonista in modo curioso e con caratteristiche che rimandano a simboli del Cristianesimo: il collo lunghissimo, la testa leggermente piegata da un lato e una corona di spine in testa. Durante l’intervista rilasciata a “Mangialibri” in occasione della sua visita a Milano il 18 dicembre 2021, alla domanda: “A cosa pensavi mentre realizzavi questo disegno?”, egli con aria divertita risponde che trova interessanti gli effetti coercitivi della religione cattolica sulla società, ma anche che trova affascinante il contrasto che si viene a creare tra l’immagine della piccola Alice (paragonata ad un serpente) e ciò che è veramente. Si potrebbe pensare dunque a Benjamin Lacombe come a un artista che, come Carroll, il quale divide con la sua ambiguità e polivalenza, ami la provocazione. In realtà non è così. L’illustratore francese, gentile e disponibile, evidentemente sensibile ai problemi sociali, valica con la sua arte gli schemi di una società anacronistica e ipocrita. Quello di Carroll è il romanzo nonsense più famoso al mondo, ispirato a una gita in barca lungo il fiume Isis che Lewis Carroll fece il 4 luglio del 1862 con le tre sorelle Liddell (Lorina, Alice e Edith Mary). In Inghilterra risulta secondo solo alla Bibbia e, ancora oggi, dopo poco più di centocinquant’anni dalla sua pubblicazione, suscita l’interesse di romanzieri, analisti, psicoanalisti e quasi tutti giungono alla stessa conclusione: è difficile, se non impossibile, capire chi e cosa rappresenti realmente Alice e quale fosse l’intento del suo creatore. Lacombe, tuttavia, impreziosisce in modo unico questa storia, con i suoi magnifici disegni di varie dimensioni, che si aprono su più pagine e, in tal modo, trasmette ai lettori, per la prima volta, una bambina forte e determinata. È evidente, inoltre, l’intento dell’artista francese, non solo di raffigurare Alice come sarebbe piaciuta a Carroll (vedi le foto scattate da Lewis Carroll presenti nel libro) ma anche quello di mostrare un po’ della personalità dello stesso autore inglese, nonostante il mistero che l’avvolge (interessantissima la prefazione, nonché alcune lettere tratte dalla corrispondenza di Carroll). Alice nel paese delle meraviglie è un susseguirsi di scene forti e impattanti, formate da personaggi e luoghi strambi, fantasmagorici e particolari. In un simile contesto non è per nulla scontata la buona riuscita di un’opera illustrata. Lacombe, infatti, è stato preceduto da molti suoi colleghi, ma solo lui, così geniale nella sua arte personalissima, è riuscito a dare a questa graziosa bimba un tocco originale e incantevole, senza negarle quel misterioso fascino che la circonda.