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Alla fine dell’estate

Alla fine dell’estate

Tramontano gli anni Settanta con la nostalgia del color seppia di ricordi che sembrano già lontani, un’energia che sembra esaurirsi e un gioco che sembra destinato a rompersi per sempre. Ma è solo un’impressione, perché il vento non è cessato ma ha solo cambiato direzione. Ed è forse più forte di prima. Iniziano gli anni Ottanta. Giacomo cresce nel mito della lotta di classe, quel vivo sentimento del predestinato, dell’essere nato per lasciare traccia di sé nel mondo e non appiattirsi nel grigio anonimato di una vita uguale a milioni di altre. Diventa Dante per accreditare il suo stato di soldato, per diventare il proprio alias armato e buttarsi nella mischia. Il nemico, è presto detto, è il padrone. Il borghese, lo sfruttatore. Colui che detiene le redini del mondo e decide come le cose devono andare, incurante dei destini delle masse. Ma quello non è un destino ineluttabile come credevano i suoi nonni. Non tutto è già scritto, né stabilito da leggi superiori. È l’uomo che domina sull’uomo, e dunque questo rapporto di forze può essere stravolto e poi distrutto. Così da ricostruire su quelle macerie una società nuova; più equilibrata, più giusta. Non è un’utopia, o almeno non è così che viene percepita da chi vive quegli anni. È una realtà che dista solo un palmo. Raggiungerla è tutta una questione di volontà e determinazione. Non avere scrupoli né tentennamenti. Il tempo alla lunga premia gli eroi...

La lunga stagione della lotta armata che attraversa i primi anni Ottanta è il tema del libro Alla fine dell’estate di Carlo Frattini. Anni complicati, pieni di fermento. Le ideologie erano ancora strette corde che univano ma anche solidi muri che dividevano. Il vantaggio era avere confini chiari che facilitavano la decisione sul dove stare e con chi. I pochi che semplicemente non sceglievano si autoemarginavano, tale era forte l’afflato di partecipazione che aleggiava nella società. Ma schierarsi assomigliava molto a fare una dichiarazione di guerra. Ed era una guerra che si combatteva nelle strade, con armi vere, con dolore e sangue, non solo con i volantini e gli altoparlanti issati sul tettuccio delle cinquecento. Chi compiva la scelta era ben consapevole di questo, ma anche del tutto convinto che fosse assolutamente necessario. È difficile capire oggi cosa furono gli anni Ottanta in Italia, un Paese immerso in un clima che per le generazioni odierne è impensabile. C’era ancora l’onesta convinzione che gli sforzi più o meno rivoluzionari potessero effettivamente produrre effetti, c’era un traguardo che per quanto vago si considerava a portata di mano. Nel libro di Frattini si rievoca con efficacia il significato della lotta armata, la clandestinità, il sacrificio individuale in nome dell’idea, l’ostinazione a volte un po’ ottusa dell’andare avanti a ogni costo, anche quando tutto sembra suggerire che sia ormai ora di lasciar perdere. Le molte luci, le moltissime ombre di una stagione che ha segnato nel bene e nel male anche il nostro presente. Da leggere e da far leggere.