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Alla ricerca del tempo perduto - Sodoma e Gomorra

Alla ricerca del tempo perduto - Sodoma e Gomorra

Come sopravvissuti alla distruzione delle città bibliche corrotte, Sodoma e Gomorra, il barone di Charlus e il sarto Jupien osano incontrarsi carnalmente e clandestinamente. Non sono al riparo da qualsiasi sguardo: il Narratore ne spia l’inconsueto corteggiamento e quel che segue. Parte così un lungo processo di svelamento della società parigina del tempo, di inizio Novecento. L’erotismo omosessuale dilaga non solo tra i pervertiti più sfacciati, si insinua tra i rispettabili e tra gli ammirati. Se dal lato maschile l’amore “invertito” è un vizio capitale, un’incorreggibile eredità condannata già nella Bibbia, le donne saffiche, invece, vanno salvate, redente - con il matrimonio, per esempio. Gli episodi scandalosi (ma portatori di ampie riflessioni filosofiche, morali) di questo capitolo della vita evocata dal Narratore sono l’incipit e la conclusione di una serie di vicende più movimentate. Marcel torna a Balbec, sul litorale della Normandia scenario delle avventure più liete della giovinezza, ma qualcosa è cambiato. Dopo la morte dell’adorata nonna, il viaggio si trasforma nell’elaborazione del lutto, fra ricordi amabili e dolori ficcanti. Il mondo è in divenire: la carrozza è sostituita dall’automobile che con la sua velocità muta le distanze e i paesaggi; nel cielo il Narratore individua per la prima volta un aeroplano: è una visione eroica, mistica, che lo spinge al pianto. Nonostante la vita mondana gli proponga nuove e sempre più vivaci occasioni di svago, l’ombra di Sodoma e Gomorra continua a imperversare. E il sospetto, allora, cade anche su Albertine, oggetto di adorazione e gelosia, repulsione e possesso…

E così, fin dall’incipit, in questo capitolo della Recherche irrompe un tema scomodo. Proust scrive di omosessualità in un tempo (i primi del Novecento) in cui “l’inversione” era ancora condannata e spesso processata; poco più di dieci anni prima, in Inghilterra, Oscar Wilde era per questo stato destinato ai lavori forzati. Eppure i lettori dell’epoca non ne furono scandalizzati e la Recherche si risparmiò la messa all’indice. Va ricordato che Sodoma e Gomorra uscì pochi mesi prima della morte del suo autore, in due parti distinte, tra il 1921 e il 1922, proseguendo senza tentennamenti la costruzione sempre più articolata dell’impresa letteraria. Rispetto al precedente volume, La parte di Guermantes, qui non mancano scene movimentate e, addirittura, rari ma significativi colpi di scena; ciò nonostante, il sottofondo psicologico emerge in tutto il suo splendore. L’equilibro fra narrazione e introspezione raggiunge l’apice soprattutto in quel “libro nel libro” che è noto come Le intermittenze del cuore. Si tratta delle pagine che ricostruiscono il ritorno a Balbec e che “hanno rischiato” di dare il titolo all’intera opera. Come in una rivelazione al termine di una lunga analisi introspettiva, il protagonista e io narrante si apre al lettore: illustra il lutto e il ruolo fondamentale della memoria (e dei suoi agguati), dei ricordi talmente vivi da diventare palpitanti, vibranti. Esperienze che appartengono a chiunque, a noi, e perciò tra le più ostiche da rappresentare. Il critico Luciano De Maria, che firma la prefazione all’edizione tradotta dal poeta Raboni, ha definito questo volume “una festa del narrare”, sublimando così l’arte di Proust in quel tentativo riuscito di scrivere IL trattato psicologico del Novecento nella cornice di un romanzo. Non mancano toni più frivoli e non vanno cercati nei pur onnipresenti eventi mondani e soirée aristocratiche: occorre “pescare nel torbido”, ma con occhio critico. Si scopriranno così i toni surreali, quasi comici, che dissacrano i gesti solenni degli amanti. E, in questo caso, solo Proust poteva citare gli studi di Darwin sull’impollinazione degli insetti tra gli organi variopinti dei fiori esotici dell’emisfero opposto al nostro.