Salta al contenuto principale

Altavìa

Altavìa

Sergio, Filippo e Andrea sono tre amici che frequentano l’ultimo anno all’Università. I loro passatempi sono andare al cinema per vedere i film di Ozu, sbirciare le ragazze in mensa, giocare a Fifa, Risiko e Mastermind. Un giorno Filippo mostra agli amici un libro: ha la copertina verde e in basso a destra passeggia tra la neve nella radura un canide. Non è un caso, fa parte del rituale del loro gruppo di lettura riunirsi nella camera doppia e leggere a turno i brani del libro scelto, mentre gli altri collegiali seguono le proprie attività ricreative. La prassi è sedere sotto la luce al neon fino alle tre di mattina, mangiare crostatine o pane, fare pausa guardando filmini hot (Andrea è in grado di aggirare i sistemi di controllo del server del collegio). Leggere insieme è un modo per crescere insieme. Andrea, detto il Bosceta per l’abitudine di pregare all’alba seduto in mutande sull’erba, è appassionato di jazz, affascinato dall’idea che nell’ex blocco sovietico si sia sviluppata una letteratura jazzista ibrida, testi che circolano nel dark web e su Telegram. Per Sergio e Filippo, detto Filo, non è facile stare dietro alle assurdità dell’amico, ma ugualmente i tre si influenzano a vicenda e condividono ciò che scoprono e apprendono. Leggono qualunque cosa senza preferenze e non occorre che il libro scelto piaccia o sia chiaro a tutti e tre, ciò che conta è la condivisione. È il momento migliore della giornata, dopo aver chiuso a chiave la porta e lasciato aperta la finestra che affaccia sul carcere San Vittore. “I libri erano un’arma bianca nelle nostre mani inesperte di laureandi, anche noi detenuti, in qualche modo, evadevamo quotidianamente con gli occhi”. Terminati i romanzi vagano per le vie di Milano, al sicuro grazie a quello che considerano uno scudo che li protegge dal mondo, una pellicola protettiva. Il loro tempio è la biblioteca centrale. Uniti da una comune inclinazione nonostante i loro percorsi accademici siano ben distinti, Filippo studia Diritto. Andrea Scienze Religiose e Sergio Filosofia. “Preparavamo così, insieme giorno dopo giorno, come dalla cima di un promontorio, il distacco: aspettavamo solo la giusta corrente ascensionale per prendere il volo con il nostro aliante”...

Sergio Peter (Como 1986), libraio, ha scritto articoli per diverse riviste, tra cui “Minima & Moralia”, “Nuovi Argomenti”, “Rivista Studio” e “La Balena Bianca”, il suo primo romanzo, Dettato, è stato pubblicato nel 2014. Il romanzo Altavìa, a cui ha dedicato anni di ricerca e scrittura, segue le vicende personali di tre amici molto diversi ma profondamente legati: Sergio, Filo, Busceta, costretti a fare i conti con i loro traumi personali. In seguito a un incontro simbolico con un lupo e al salvataggio di una cagnolina che verrà poi chiamata Silva, mentre frequentano la Facoltà di Scienze Umanistiche dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, vengono ispirati dal dottor Guido Caviezel del corso di Estetica, di cui seguono il seminario sulla verità. Il ricercatore sessantacinquenne di origine triestina, colto ex librario con un passato complesso, suggerisce ai tre amici alcune letture significative per alimentare la loro fascinazione verso i lupi e aumentarne la conoscenza: Il lupo e il filosofo di Mike Rowlands, L’uomo che parlava coi lupi di Shaun Ellis, La vita emozionale degli animali di Mark Bekoff, una lupografia che rappresenti per loro una guida, così da ambire a un pensiero ecologico meditativo. Alcune situazioni avverse e la difficoltà di tenere al sicuro Silva presso il convitto, li spingono a prendere una decisione che cambia la loro vita. Il romanzo è diviso in tre parti: Distacco, Levitazione, Sorvolo. Se la prima segue da vicino la loro quotidianità di studenti e prevalgono elementi autobiografici (dettagliate le descrizioni dell’ambiente milanese e delle sue criticità), le altre due affrontano in modo più concreto la ricerca di un contatto ravvicinato con i lupi e la vita in montagna, con una narrazione che sfocia nel reportage naturalistico (informazioni sulla raccolta dei campioni – escrementi inclusi –, l’individuazione delle tracce). Le Alpi rappresentano il luogo ideale in cui riscoprire sé stessi, mettersi alla prova, indagare il rapporto tra uomo e natura. La vita all’aria aperta mette i ragazzi nella condizione di capire ciò che è realmente importante per ciascuno di loro, confrontarsi con gli obiettivi da perseguire. Il tutto anche mettendo a rischio la loro incolumità. Appesantiscono la lettura la verbosità del testo e l’abbondanza di lunghe digressioni che a tratti fanno perdere il filo del discorso.