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Altri dodici Cesari

Altri dodici Cesari

Le vite dei dodici Cesari di Svetonio sono un classico della storia letteraria dell’antica Roma, ma il grande pubblico è sempre rimasto all’oscuro dell’esistenza di un’opera del tutto simile, nella quale sono riportate le biografie di altri imperatori, meno noti ma non per questo meno degni di attenzione. Si tratta della Historiola Augustula di Gaio Vanesio Svetonietto, di cui questo Altri dodici Cesari rappresenta la prima traduzione in lingua italiana. Tra le figure descritte in questa galleria di ritratti troviamo ad esempio Spurio Glebano, il primo imperatore plebeo, che si trovò a ricoprire l’ambita carica quasi per caso, oppure Bona Fortuna, la prima imperatrice donna, che regnò con il nome di Fortunato fino al giorno in cui il suo inganno non venne scoperto... Particolarmente interessante è la vicenda di Flavio Apoculato, il primo imperatore inesistente, ma degna di nota è anche la storia di Ovvio Lapalissiano, noto come il primo imperatore tossico... E come dimenticare Giunio Papio Alieno, il primo ultimo imperatore? O Cocceio Dextaliniano, di cui si dice sia stato il primo imperatore repubblicano? Abbiamo persino il primo imperatore doppio, Tito Assenzio Laudano, mentre Decimo Petronio fu il primo imperatore sportivo. La storia di Incitato merita una menzione particolare, essendo stato il primo imperatore non umano, mentre Aperitivo fu, strano a dirsi, il primo imperatore filosofo. E se di Sesto Dissidio Etico sappiamo che fu il primo imperatore insicuro, la storia purtroppo non ci ha tramandato il nome del primo imperatore veramente degno, che è destinato a rimanere quindi per sempre anonimo...

Stefano Tonietto, docente di italiano e latino nei licei e membro dell’Opificio di Letteratura Potenziale (OpLePo), un’unione di scrittori attiva nel campo della sperimentazione linguistica e della parodia giocosa, ci regala con questo Altri dodici Cesari un piccolo capolavoro di comicità. Le biografie riportate sono ovviamente false, ma la perizia con cui sono costruite e la capacità di elaborare, a partire dall’originale svetoniano, un calco perfetto per struttura, stile e costruzione, le rende non meno plausibili di quelle autentiche. Tonietto ci trasporta in un mondo parallelo, che però condivide con quello vero le stesse costanti di base: la lotta per il potere, i meccanismi e le oscure trame di palazzo che spesso portano a esiti imprevedibili e improbabili, la vanità e al tempo stesso l’incapacità dei governanti, la voglia del popolo di rifugiarsi nella satira e nello sbeffeggio come sole armi davanti all’arbitrio dei più forti. Si tratta di un libro in cui ovviamente si ride moltissimo, ammirando la sagacia dell’autore e la sua capacità di elaborare sempre nuove variazioni all’interno di un quadro delineato in modo molto rigoroso, come deve sempre essere in tutti i giochi degni di questo nome. Ma è anche un riso intriso di una profonda vena di amarezza, se solo si pensa a come l’unico imperatore veramente degno sia in effetti privo di nome, o come il solo imperatore effettivamente rimpianto sia Apoculato, l’imperatore inesistente, che nel suo breve regno “non dichiarò alcuna guerra, non mise a morte nessuno, non emanò provvedimenti repressivi né aumento alcuna tassa. Non adottò stili di vita immorali o scandalosi, non violò il mos maiorum, non abusò del proprio potere”. E se gli unici governanti capaci sono quelli che non esistono, la cosa non induce certo all’ottimismo: valeva ai tempi dell’antica Roma ma forse, pare suggerire Tonietto, vale anche ai giorni nostri.