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Alzarsi

alzarsi

Appena le consegnano la pagella, Helga deve recarsi a una cabina telefonica e chiamare la madre, al lavoro, per comunicarle i voti. Poi deve scusarsi se sulla pagella qualche nove interrompe la fila dei dieci e ascoltare le lamentele della donna, che le ripete che il suo unico compito è quello di studiare e, perciò, con un po’ di impegno in più, si possono ottenere risultati migliori. Poi, a telefonata conclusa, è finalmente libera di salire sul treno e arrivare alla stazione di Greifswald, dove ad attenderla ci sono la nonna – il corpo florido stretto in un bustino anche d’estate – e il suo amico, quello che prima e durante la Seconda guerra mondiale ha diretto la panetteria della cooperativa di consumo. La nonna la stringe forte e la chiama “la mia piccolina”; l’uomo lega la sua valigia al portapacchi della bici. Poi tutti e tre si dirigono a casa della nonna dove, in quel primo giorno di vacanza, al risveglio dal sonnellino dopo pranzo sull’amaca del giardino, c’è ad attenderla una grossa fetta di sbriciolata calda. La prepara ogni volta l’amico della nonna, per darle il benvenuto. Uno degli obiettivi della nonna, durante quella lunga vacanza che dura un’estate intera, è quello di farle mettere su peso. In genere, all’uscita dalla stazione e prima di andare a casa, i tre si fermano alla drogheria nella piazza del mercato, dove Helga viene pesata: il suo peso non è mai di molto superiore rispetto a quello dell’ultimo giorno della vacanza nell’anno precedente. Helga è alta e ossuta e, durante le settimane di soggiorno dalla nonna, viene rimpinzata a dovere. Sempre durante il primo pomeriggio di vacanza, la nonna le chiede di raccogliere le mele dagli alberi del giardino e disporle con delicatezza nelle cassette, mentre il ribes nero, bianco e rosso va messo, insieme all’uva spina, nei cestini. L’amico della nonna, poi, sistema tutto in un carretto, pronto per l’indomani quando, di mattina presto, Helga e l’uomo vanno al mercato, dove dispongono cestini e cassette su lunghi banchi già pronti, insieme a pesi, bilance e sacchetti di carta. A fine mattinata, in genere, Helga è riuscita a vendere tutto, mentre l’uomo si accende il sigaro e scambia chiacchiere con gli altri venditori. La nonna non va con loro a vendere al mercato: lei è la “moglie del professore”, la vedova del defunto preside del paese e certi lavori non fanno per lei…

Helga Schubert è un nome di un certo rilievo nel panorama letterario tedesco: ha scritto sceneggiature, opere teatrali, programmi per la TV. Con il romanzo Alzarsi, una sorta di racconto della sua vita, ha vinto nel 2020 il prestigioso premio letterario Ingeborg Bachman, a quarant’anni esatti dal primo invito ricevuto dalla fondazione, cui all’epoca non poté partecipare, perché avrebbe dovuto lasciare i confini della Germania dell’Est per recarsi in Austria e, all’epoca, la DDR non le aveva consentito di farlo. La Schubert racconta se stessa in un memoir che non fa sconti, ma richiede il coraggio di guardare in faccia la realtà – e la Storia – e rievocarla così com’è stata, senza alcuna cesura né vergogna. Dalla nascita in Germania negli anni del secondo conflitto mondiale, alla costruzione del Muro di Berlino e poi, anni dopo, alla sua caduta, l’autrice rievoca fatti e sensazioni e racconta una vita segnata dal dolore e dal sacrificio, ma permeata anche da una profonda e salvifica ironia. E alla storia personale – raccontata con una schiettezza che colpisce il lettore come un pugno allo stomaco – si mescola un’intricata ragnatela di relazioni, non sempre semplici. La più difficile e dolorosa si rivela quella con la madre, donna fredda e complicata, difficile da amare e anche da mettere su carta e raccontare. Infatti solo dopo la sua morte, Helga trova il coraggio di rievocare il passato e renderlo attraverso una serie di diapositive nitide e ben definite. Raccontando di sé, attraverso ricordi schietti e a volte dolorosi, ma sempre permeati d’ironia, Schubert prova a mostrare il lato umano della Storia, che ha stravolto il destino di migliaia di esseri umani e ha procurato ferite e lacerazioni difficili da curare. Una vicenda intima e privata che si fa collettiva e universale, rielabora la memoria e il senso di colpa di parte del popolo tedesco e tenta di esorcizzare un passato doloroso e crudo con cui molti non sono ancora riusciti a scendere a patti.