Salta al contenuto principale

Americana

Americana

America. A visualizzarla sull’atlante appare chiara e immediata la sua immensità di colori, le sue pianure, le montagne coperte di neve e verso nord i ghiacci marini, i chilometri di coste tra i due oceani, l’Atlantico e il Pacifico, in mezzo tutto il resto: deserto, strade, case. Una terra scoperta da francesi e anglosassoni (e olandesi e tedeschi). I Padri Pellegrini sono giunti dall’Europa spinti dalla delusione verso il mondo, in balia di “astratti furori” e del dualismo calvinista che contrappone grazia e peccato. Il nuovo mondo alimenta una nuova fede. I colonizzatori trovano la forza per nutrire i loro “pregiudizi feroci” ed è proprio attraverso la scrittura, sia con lo scopo di alimentarli, sia con lo scopo di combatterli, che inevitabilmente danno vita a una “voce nuova”. È attraverso la lettura di Cotton Mather o i testi del predicatore Jonathan Edwards che si percepisce come questa nuova voce, una voce che “ruggisce”, sia diversa da quella europea, pur esprimendo i medesimi principi e indichi lo sviluppo interiore degli uomini in terra americana. L’ideale irrealizzabile di un ritorno alla natura senza il peso di un passato, di tradizioni, teorizzato da St. John de Crèvecoeur. Occorre essere consapevoli che “la letteratura americana nasce dotta”, rincorre la raffinatezza e coltiva l’ideale del romanticismo europeo, gli autori frequentano l’Italia e Parigi e ricalcano i loro modelli ideali, tra loro Washington Irving che ha raggiunto buoni risultati creativi nelle opere brevi, ma che come gli altri “succhiava dall’Europa e rovesciava in America”. Affascinato dai villaggi dei coloni olandesi di cui tratteggia nei suoi scritti quadri pittoreschi, lo si può considerare anticipatore di E. A. Poe, esempio orrorifico la sua opera dedicata a Sleepy Hollow e al cavaliere senza testa. La letteratura americana persegue un ideale culturale, le donne (emblematica la figura di Margaret Fuller) fondano ovunque circoli letterari per scimmiottare le metropoli, poeti e filosofi accorrono entusiasti per tenere conferenze. L’intellettualismo americano si manifesta nella smania di assimilare la cultura europea, vale per la valorizzazione del linguaggio poetico come per la filosofia. William Ellerry Channing, filosofo e oratore, anticipa l’opera di Emerson e Thoreau, ma i loro sono “ruggiti metafisici” intenti ad arricchire l’intelletto, occorre attendere autori come Poe, Hawthorne, Melville affinché si abbia a che fare con parole veramente concrete, liberi dai pudori passati, dai pregiudizi, ora si scopre la natura dell’uomo, il sangue, il marciume, la malattia, la perdizione, il male, la sofferenza, l’amore come un vampiro che succhia via la vita…

Pubblicata alla fine del 1942, ideata da Elio Vittorini (Siracusa 1908-Milano 1966), l’opera raccoglie i testi di 33 autori, una selezione di racconti scelta con criterio, adatti a far conoscere e comprendere ai lettori italiani di quegli anni la voce, la personalità, la cifra culturale dell’America, fonte di ispirazione per autori emergenti. Vittorini ha organizzato l’antologia in nove sezioni, a partire dalle origini e dalla figura di Washington Irving (1783-1859) fino all’emblematico John Fante (1909-1983), quando la letteratura americana “si trova a disporre d’una lingua quasi nuova e in evoluzione, mentre nell’Ottocento lavorava pur sempre su una lingua del vecchio mondo”. Ciascuna delle nove sezioni è arricchita da una presentazione di Vittorini, utile a comprendere il contesto socio-culturale in cui si inseriscono gli autori selezionati. Non mancano i premi Nobel per la letteratura, giganti come Eugene O’Neill, William Faulkner, Ernest Hemingway, John Steinbeck, a dimostrare come la selezione fatta sia stata precisa e lungimirante, eppure colpiscono alcuni giudizi, come quello inerente alla figura di Jack London e i suoi scritti: “Nessuno dei suoi romanzi è particolarmente notevole”. La letteratura americana rappresenta qualcosa di nuovo, è un simbolo di rinascita, la capacità di reinventarsi, emblema di vitalità e slancio. Questo omaggio divulgativo si è però scontrato con la censura fascista nel 1941 durante il primo tentativo di pubblicazione, ostacolo superato solo a patto di stralciare proprio le acute analisi introduttive di Vittorini e sostituirle con la presentazione di Emilio Cecchi, legato al regime, superficiale e critico nei riguardi della letteratura americana. Numerose le foto a corredo dell’opera, così da accompagnare alle parole le immagini: volti, paesaggi, scene di vita quotidiana, meno accessibili ai lettori dell’epoca, a differenza di oggi (a un lettore basta un click per avere immediatamente sotto gli occhi qualunque immagine esplicativa egli desideri). Le traduzioni italiane dei racconti non sono solo opera di Vittorini, ma sono opera di autori come Montale, Pavese (ammiratore anch’egli della letteratura americana e leale sostenitore dell’amico), Moravia e altri. La nuova edizione ha una ricca e interessante introduzione a cura di Giuseppe Zaccaria, che descrive le tormentate vicissitudini di questa antologia e del suo autore, ne sottolinea il valore di testimonianza: “Il viaggio, condotto tra storia e letteratura, giunge così al suo esito più vero, quello dell’utopia; ma proprio l’utopia ha potuto renderne esemplare la carica di testimonianza e di denuncia”. In appendice il lettore può leggere l’introduzione di Emilio Cecchi, inoltre un carteggio tra Elio Vittorini e Bompiani attinente al periodo che va da aprile 1938 a giugno dello stesso anno e altri interessanti scambi con Cecchi, Pavese e Montale, infine con il Ministro alla cultura popolare Alessandro Pavolini per gli anni successivi.