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Ammirabili & freaks

Ammirabili & freaks

Il filo che tiene insieme queste pagine è la memoria come archivio capriccioso: incontri cercati e incontri avventizi, amicizie lunghe e presenze appena sfiorate, tutte capaci di lasciare un deposito di voce, odore, gesto, mania. Nessuna gerarchia tra nomi illustri e figure laterali: la sequenza obbedisce piuttosto all’erraticità dell’esistente, come biglietti da visita raccolti e poi estratti uno a uno, finché da quei cartoncini riaffiora una “fotografia di gruppo” che finisce per disegnare, senza programma, un eccentrico profilo del Novecento. In questa galleria, il ritratto non mira al monumento né all’esemplarità: l’umano, nelle sue curiose difformità, vale in sé e per sé, e ogni biografia resta impropria, provvisoria, attraversata dall’idea che una vita sia inafferrabile quanto lo è viverla. Sullo sfondo agiscono modelli e contromodelli: la biografia fulminante alla Lytton Strachey, gli éloges francesi, la “cronaca alta” italiana e il collezionismo umano di certe penne come quella di Frederic Prokosch che con il suo Voci (Adelphi, 1985) ci ha regalato a sua volta una raccolta di ritratti di letterati novecenteschi. Ma la domanda resta aperta: come fissare una presenza senza trasformarla in simbolo, e senza perdere, nel gesto di raccontare, la parte d’ombra che fa di ciascuno un fantasma?

A queste e ad altre domande prova a rispondere Giuseppe Marcenaro, nel saggio Ammirabili & freaks, uscito postumo per il Saggiatore. Genovese (1942-2024), Marcenaro aveva costruito negli anni un percorso coerente con questa vocazione al ritratto e alla raccolta: con il Saggiatore aveva già pubblicato Scarti, Dissipazioni, Passaporti e Sciarada. Qui il metodo è quello della vignetta narrativa: scene, dialoghi, dettagli minimi che, più che spiegare, fanno vedere; e il piacere del nome noto non scivola nel semplice elenco, perché accanto ai protagonisti della cultura compaiono anche figure fuori dal riflettore. Un romanzo per frammenti, dove l’autore resta in controluce e l’ammirazione convive con una sottile ironia, senza mai calcare la mano. Il pubblico ideale è chi ama la letteratura come incontro, e riconosce che la storia culturale non passa solo dai manuali, ma anche dai tic, dalle idiosincrasie, dalle fedeltà e dalle piccole crudeltà che i ritratti sanno trattenere.