La vita di Shon Faye è sempre stata definita dall’amore e, soprattutto, dalla paura di non meritarlo. “Ci struggiamo per l’amore, ma l’amore ci sfugge. Da questa disperazione emerge soprattutto cosa significa essere umani”. Perché forse è amare l’atto più umano che ci sia. Gli occhi con cui Shon guarda oggi questo sentimento, tuttavia, sono ben diversi rispetto a quando era più giovane. Dieci anni prima gli riservava un freddo cinismo: un muro dietro il quale nascondere la sua vulnerabilità. Per una donna trans il rischio di essere un mero corpo da sessualizzare è, infatti, molto comune. Entrare nella comunità come soggetto degno d’amore e non come corpo pronto all’uso è un’impresa ardua. Ed è proprio questa difficoltà che fa pensare a come l’amore, in realtà, sia un atto profondamente politico, non privato; viviamo in una cultura che definisce chi è degno d’amore e chi no. Le proprie origini, il proprio orientamento sessuale, lo status: tutto determina se sarai degno d’amore. E non esserne degni significa essere esiliati dalla società. Ma se c’è qualcosa di più doloroso dell’essere tagliati fuori perché ‘indegni’, è la sensazione di aver fallito. Di essere diventati un cuorespezzato. Una condizione che porta con sé un vuoto paragonabile solamente al lutto. Questo è successo nella relazione con B., iniziata da un appuntamento inatteso, la loro attrazione reciproca e l’inesorabile frattura dovuta a paure personali, difficoltà di comunicazione e aspettative incompatibili. B. vuole dei figli biologici che Shon non gli può dare. E così arriva la consapevolezza più dura: l’amore non può guarire tutto. Ma quella di soddisfare le aspettative altrui non è forse la base del rapporto eterosessuale? Lo sa bene Lana Del Rey e lo canta con tutta la sua eleganza nell’album “Norman Fucking Rockwell!” e ascoltando le sue canzoni, Shon non può fare a meno di chiedersi se allora l’amore nella nostra società non sia proprio questo: un misto di disillusione e resa…

Shon Faye è un’autrice di Londra che per “Vogue” tiene regolarmente la rubrica “Dear Shon”. Amore in esilio è il primo saggio dell’autrice tradotto in Italia, ma a livello internazionale è già molto nota per il precedente The Transgender Issue. In Amore in esilio l’autrice si mette a nudo nel suo concetto d’amore, non solo come donna trans, ma come soggetto che vive nella società. Il saggio è un percorso in cui le esperienze personali dell’autrice diventano uno spunto di riflessioni per concetti più ampi, che abbracciano tutti i rapporti moderni. Il punto di partenza, infatti, è proprio questo: innamorarsi non è un atto solo privato, ma sociale. Per avere oggi la possibilità di provare questo sentimento, il rischio è molto elevato. Le app di dating, gli appuntamenti con sconosciuti che nella maggior parte dei casi non si sono mai visti e la paura di non soddisfare le aspettative. Come donna trans, si aggiunge quello che l’autrice denuncia come un bias cognitivo dell’uomo eterosessuale: l’essere vista come un corpo selvaggio, qualcosa di proibito a cui avvicinarsi. Ad essere messo sotto esame nel saggio è soprattutto l’amore etero, in tutte le sue sfaccettature. L’autrice sostiene che a mancare nel rapporto, soprattutto, sia l’educazione sentimentale, specialmente quella maschile. Se le donne nel passato desideravano il matrimonio per la stabilità economica, oggi non ne hanno più bisogno. Cercano un compagno, cura emotiva e reciprocità. Ma gli uomini, da secoli, non sono stati educati a questo. La domanda è cambiata e l’offerta si adegua molto lentamente. Le difficoltà che derivano da questo si insediano in tutti i campi del rapporto: dal dover scegliere tra sé stessi e chi abbiamo vicino, fino ad arrivare alla paura di non soddisfare le proprie aspettative di vita, come l’acquisto di una casa, le vacanze, i figli. E se tutto va male, la delusione è quasi insostenibile. Abbiamo fallito, punto. Ecco il presente dell’amore. E se amare ci mette in una situazione di svantaggio, questo è il libro che spiega perché. Tuttavia, ci incoraggia anche a non smettere mai di amare.