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Amore per gli animali e amore per l’uomo

Amore per gli animali e amore per l’uomo

La bellezza e l’ordine della Natura discendono da Dio e l’uomo, plasmato da Dio a Sua immagine e somiglianza, ne trae gioia e meraviglia. Dio ha creato, tra tutte le cose, gli animali, che al pari dell’uomo possiedono “consapevolezza di sentimenti, possono provare piacere per mezzo dei loro sensi e anche provare dolore”. E null’altro Dio chiede all’uomo se non di avere nei loro confronti “gli stessi sentimenti che Dio aveva quando creò gli animali, sentimenti di bontà e amore – nient’altro che amore e bontà”. Nella gentilezza verso gli animali, argomenta Tito Brandsma, c’è un “grande interesse personale”, un “incalcolabile vantaggio” educativo. Poiché amando e rispettando gli animali l’uomo potrà suscitare gli stessi sentimenti nei confronti dell’altro da sé e di Dio...

L’amore per gli animali come palestra di amore e rispetto per l’altro, virtù indispensabili per affrontare un XX secolo su cui si addensano le nubi dell’intolleranza, della guerra e del genocidio. Questa, in estrema sintesi, la tesi sostenuta da san Tito Brandsma (al secolo Anno Sjoerd, carmelitano, 1881–1942) nel breve estratto proposto dall’editore graphe.it della conferenza tenuta dal religioso a Nimega, nei Paesi Bassi, il 4 ottobre 1936. Nell’argomentare di Brandsma la Parola e la logica sostengono un messaggio semplice ma assai potente (“è come se Dio, risvegliando in noi l’amore degli animali, avesse voluto renderci più facile l’amarci gli uni gli altri”), tanto più interessante nel momento in cui lo si scopre strettamente legato alle tappe della storia terrena di Brandsma. Tito/Anno è un giovane di umili origini, avido di conoscenza, travolto dalla passione per il giornalismo e profondamente convinto della necessità di conciliare fede e azione, di vivere nel presente e nel mondo, e il mondo – in sostanza: il prossimo – non danneggiare. Scrive Brandsma: “Dobbiamo capire il nostro tempo e non estraniarci dalla storia. Anche noi siamo figli del nostro tempo: siamolo con chiara coscienza”. Una visione scomoda che costò al religioso, a seguito dell’invasione tedesca nel 1940 e del netto, pubblico rifiuto di allontanare dalle scuole gli alunni ebrei – corredato da affermazioni inneggianti alla libertà del popolo olandese – prima l’arresto nel 1942 e poi il trasferimento a Dachau, dove stremato troverà la morte. Una sintetica prefazione del vaticanista Luigi Accattoli, una bella illustrazione in bianco e nero di Giacomo Putzu e due brevi ma puntuali appendici di approfondimento biografico–filosofico completano il saggio: ben lontano dall’essere una trattazione esaustiva, eppure utile per interrogarsi sull’oggi, in cui il tempo della “grossolanità” evocato da Brandsma – verso gli animali, l’ambiente, l’uomo – pare non essere mai finito.