Salta al contenuto principale

Amorino

Amorino

Minster Lovell, 1911. Il Dottor Thompson vive da qualche tempo in questo villaggio dai profumi romantici e tardo-estivi, incastonato in una quiete bucolica ma allo stesso tempo austera. Sua moglie Emilia, donna religiosa ai limiti del fanatismo, inizialmente non era felice di trasferirsi in una realtà così tranquilla e fuori mano ma le bastò poco per innamorarsi del luogo e non solo. Padre Amos, un sacerdote ambiguo che sembra sempre prossimo a tramutarsi in belva, ci impiegò poco a sedurla e a farla cadere preda delle sue voglie più nascoste. Nel frattempo il coro Amorino, diretto dallo stesso padre Amos, è pronto a dare il benvenuto alle gemelle Stevenson…

Capitolo finale della seconda trilogia di Isabella Santacroce, Amorino è romanzo collettivo gravido di suggestioni oniriche ed erotiche, riassumibile in un vero e proprio esorcismo perpetrato attraverso la parola e la narrazione. In una cornice romantica degna di Cime tempestose (non a caso citato a più riprese all’interno dell’opera), il villaggio di Minster Lovell, ridente di giorno e perverso di notte, rivela ogni genere di abiezione umana e blasfemia, tra sacrilegi, omicidi e accoppiamenti assortiti. La prosa dell’autrice come sempre si colloca tra due estremi, producendo tanto pagine di alta letteratura quanto scivoloni madornali di involontaria comicità. Ciò però non va interpretato esclusivamente in chiave critica ma va contestualizzato all’interno di una scrittura da intendere come invasamento sensuale e mistico. Gli enfatici barocchismi, uniti al desiderio di ascendere e trascendere attraverso l’oscurità, sono il marchio di fabbrica di questa scrittrice indecifrabile che attira tanto stroncature quanto entusiastici elogi. Tacciare la Santacroce di egocentrismo perché si auto-dedica il libro e compare come effettivo personaggio dello stesso è facile ma anche superficiale, così come fermarsi alle (consuete) ridondanze stilistiche e ai punti meno riusciti dell’opera al fine di stroncarla. A mio avviso c’è molto altro. E non va sottovalutato.