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Amuri

Amuri

Quando ha raccontato alla madre che ultimamente ha qualche problema con Giulio, suo marito, e che qualcosa nel loro equilibrio pare si sia rotto, forse per sempre, la donna le ha risposto con una frase che per Isabella è stato un vero e proprio pugno nello stomaco: “Tutte le coppie vanno al macello, e quelle che non ci arrivano è perché hanno deciso di sopportare in silenzio”. Isabella preferisce non commentare l’affermazione della madre e, non volendo in alcun modo darle ragione, decide di pensare ad altro e di reagire a modo suo. E, nel giro di una settimana, decide di concedersi una vacanza di riflessione. Vuole tornare nell’isola in cui da piccola ha trascorso vacanze indimenticabili. Di quel luogo ricorda corse a perdifiato e tuffi al mare, giornate di una gioia così profonda che mai più si sono ripetute. Ricorda giornate intere in spiaggia o al molo a passeggiare con suo padre, sua madre e sua sorella Adele, tutti sempre allegri e sorridenti. Anche l’ultima vacanza trascorsa sull’isola è stata felicità allo stato puro - i nonni Filippo e Lucia le hanno anche preparato un regalo speciale, una bicicletta, per aver superato gli esami di quinta elementare - fino a quando, nel mezzo della villeggiatura, tutto è cambiato e, per un motivo che nessuno si è preso la briga di spiegare, Isabella e l’intera famiglia sono stati costretti ad andarsene. E, da allora, nessuno è più tornato ad Arcudi, quell’isola di sogno che ora Isabella ha bisogno di vivere nuovamente, per far chiarezza in sé e decidere cosa fare del suo matrimonio: rimboccarsi le maniche e cercare di ricostruire una relazione che, negli ultimi tempi, ha mostrato parecchie crepe oppure rinunciare e prendere atto che la sua vita di coppia è diventata null’altro che un cumulo di macerie. Isabella e Giulio sono sposati da otto anni e, negli ultimi tempi, mentre lei cerca di analizzare con onestà gli alti e bassi del loro vivere insieme, Giulio evita il conflitto e Isabella ha cominciato a dubitare che si tratti solo di rispetto...

Prendersi una pausa per capire se ancora si desidera salvare un matrimonio stanco e in crisi da troppo tempo. Cercare di trovare la forza di cambiare - ecco la linea sottile su cui l’intera vicenda si sviluppa - in quell’isola, fatta di natura selvaggia e di prepotente silenzio, in cui ha lasciato un pezzo della propria infanzia e un misto di ricordi dolci e amari. È in quell’isola della Sicilia, infatti, che, parecchi anni prima, uno strappo doloroso e mai chiarito ha portato alla disgregazione della sua famiglia, alla separazione dei suoi e alla rottura di un equilibrio che nessuno hai mai voluto o saputo ripristinare. Ecco allora che Isabella si inerpica sugli scalini che la conducono fino alla pensione di Santa, che la accudisce come una figlia e la indirizza verso i sentieri che, finalmente, possono fornirle le risposte che la donna cerca. E, tra tramonti mozzafiato e gite in barca in compagnia di un chitarrista filosofo capace di guardarla con occhi diversi e di scrutarla nel profondo, Isabella riesce a penetrare i misteri del passato e a trovare quelle verità troppo a lungo taciute. Saranno verità scomode, che feriscono e continuano a causare dolore, ma sono le uniche necessarie per poter intraprendere il viaggio più importante, quello dentro se stessa, alla ricerca di ciò che davvero conta. Con la complicità di un paesaggio magico (l’isola è immaginaria ma familiare al tempo stesso), che riempie il cuore e gli occhi di bellezza, Catena Fiorello - scrittrice siciliana che non ha bisogno di alcuna presentazione - prende per mano la protagonista della sua storia e le fa vivere un’esperienza forte ma necessaria, l’unica che possa lenire e curare ferite del passato mai del tutto rimarginate ed aiutarla a camminare lungo nuovi sentieri, pieni di luce e di speranza. E, insieme a Isabella, la Fiorello prende per mano anche il lettore e lo conduce, attraverso un viaggio fatto di silenzi, istinto, dolore e rabbia, alla consapevolezza che l’amore, anzi “l’amuri”, come si dice in Sicilia - l’autrice ha scelto di scrivere la parola nel suo dialetto d’origine perché “mi sembrava che producesse il suono perfetto per tradurne anche le sfaccettature più languide, talvolta persino dolorose o rappresentate dalla rabbia” - non è mai del tutto perduto, ma può continuare a sopravvivere, se protetto e alimentato da nuovo amore.