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Anastasia e il dottor Freud

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È successo. Anastasia ha compiuto tredici anni ed è entrata nella fase uno dell’adolescenza, quella in cui ci si vergogna della propria famiglia e non ci si sente più capite dai genitori (in particolare dalla mamma). Perché Anastasia non può avere una mamma normale? Magari come quella di Daphne che insegna catechismo e gioca a bridge, non come la sua che gira scalza per casa, indossa i jeans e costruisce trenini con le scatole dei cereali. Non bastasse la fase uno, per il progetto di scienze ha deciso di studiare per un mese due gerbilli che però si dimostrano molto noiosi, troppo puzzolenti e poco collaborativi per la sua ricerca. Anastasia ne è sicura: sta attraversando una crisi emotiva (colpa degli ormoni dice la mamma) ed è convinta che andando da uno psicologo le cose potrebbero risolversi davvero, ma i genitori non possono permetterselo. Con cinque dollari in tasca non può certo fare i miracoli, ma al mercatino delle pulci trova la soluzione ai suoi problemi, che ha la forma di busto in gesso del famoso Sigmund Freud! Non è un tipo che parla molto, ma un bravo psicologo è colui che sa ascoltare, giusto?

Lois Lowry, prima di diventare una scrittrice per ragazzi, è stata una fotografa e una giornalista freelance. Nella sua carriera da autrice ha vinto per due volte la prestigiosa John Newbery Medal e in Italia è conosciuta soprattutto per la trilogia per ragazzi di The Giver. Il personaggio di Anastasia nasce alla fine degli Anni ’70, quando la tecnologia non aveva ancora preso il sopravvento, gli adolescenti si chiamavano sui telefoni fissi e i modelli di riferimento non si ammiravano sui social network ma nei poster attaccati in camera. Anastasia è una comune ragazzina di tredici anni che conduce una normale vita come tanti sui coetanei, tra litigi con le amiche, innamoramenti, gelosie e scaramucce in famiglia. La bellezza di questa serie sta proprio nella normalità che vive la protagonista; nessuna avventura strabiliante, nessun superpotere o mistero da risolvere, ma pagine dense di emozioni, sensazioni, feste di compleanno, maestre più o meno amate e rapporti familiari che la rendono un’eroina senza tempo e in cui tante preadolescenti potrebbero ritrovarsi. Una narrazione scorrevole, ironica e raccontata in terza persona, senza illustrazioni ma facilmente immaginabile, tanto sono ben descritte le vicende. Una storia che si presta anche per una lettura a voce alta, per stupirsi e sorridere della quotidianità.