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Anatolia

Anatolia

Verso una festa di compleanno confluiscono tutti i rimossi, i non detti, le menzogne che hanno retto in piedi per anni una famiglia. Fra le portate, il clangore delle posate e i tovaglioli sulle gambe aleggia nella trattoria “Ai tre venti” una tensione che sta per esplodere, un fiume di silenzio represso in lunghi decenni sta per sfondare l’argine, rompere la diga e travolgere tutto. Mentre i bambini giocano fuori, gli adulti già ne sentono gli scricchiolii. Nella storia di quella famiglia, nel tessuto imprenditoriale ed economico di quel piccolo borgo c’è qualcosa che alcuni sanno e altri no, o forse che tutti sanno e nessuno dice. Qualcosa che ha che fare con le stanze silenziose e gravide di morbosità dei monasteri, con il fiume che scorre giù nella forra, con terre lontane, l’Anatolia, dove un padre attende e forse ascolta anche queste parole di diario. Qualcosa che ha che fare con le eredità, con i figli delle monache, con gravidanze da nascondere, amanti che non ci sono più. Tutto tende a quella domenica, a quel pranzo di compleanno. Tutto per anni ha atteso che quel pranzo arrivasse, che la tensione divenisse intollerabile, che il fiume carsico riemergesse…

Siamo condotti in questo intrico familiare da diverse voci. Pagine di diario di una madre e di una figlia, alternate a scene della festa di compleanno. Siamo condotti però da una lingua tortuosa e a tratti fumosa, oltre il necessario. Ci si accorda a fatica al tono dell’autrice. La storia desta comunque un certo interesse, ma sembra che il libro sia rimasto a metà strada fra una pièce teatrale e un romanzo pienamente compiuto, svolto in tutte le sue possibilità narrative. Attorno alla scena madre della festa di compleanno ruota il meccanismo narrativo e la cosa parrebbe funzionare se non fosse che i personaggi avrebbero bisogno di una scultura maggiore, di maggiore tridimensionalità. Restano una storia che colpisce e l’amaro in bocca per una elaborazione acerba, in alcuni passi inutilmente complessa e lirica, in altri forse sbrigativa e asciutta.