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Ancora tutto da imparare

Marzo 2020. In una Milano barricata in casa a seguito delle restrizioni imposte dalla pandemia di COVID-19 Arianna, alla soglia dei diciott’anni, comincia a scrivere un diario, inizialmente come compito per la scuola, successivamente come rifugio al quale affidare i propri pensieri. Tra le lezioni in DAD con l’appassionata professoressa di italiano e le lunghe chiacchierate con l’estroversa amica Giorgia, Arianna trascorre il tempo dell’isolamento raccontando i disagi patiti, da quelli banali, come l’eterna coda all’Esselunga, alle sofferenze causate dalla malattia agli amici di una vita. Il diario le offre la possibilità di ricostruire gli ultimi quattro anni trascorsi, a partire dal momento in cui, nell’estate del 2016 la sua famiglia fu colpita dalla rivelazione sconvolgente relativa alla paternità di suo fratello: tra la successiva separazione dei genitori, la mancanza dei nonni che non può raggiungere per il divieto di spostamento tra le regioni e la sua relazione con Ayman, a chilometri di distanza, con il quale le incomprensioni sembrano moltiplicarsi e divenire di volta in volta sempre più insanabili, Arianna si sente sempre più sola. Per questo, quando conosce Andrea, con il quale condivide il gusto per la musica, le risate di un pomeriggio in motorino, ritrova finalmente non soltanto una compagnia in grado di confortarla, ma altresì la leggerezza anelata per respirare in questo tormentato periodo. Ma, quando all’orizzonte si profila la certezza che il sentimento da parte di Andrea non è amicizia, ma qualcosa di più, Arianna si ritrova a fare i conti con quello che prova lei per lui, con quello che rimane per Ayman e, soprattutto, su che cosa realmente significhi l’amore…

Dopo il romanzo d’esordio che aveva lasciato un finale tutto da esplorare, Anna Benvenuti ci regala un sequel in cui Arianna – col senno di poi, nomen omen – passa dal districarsi nel labirinto dei segreti della sua famiglia al dipanare la matassa dei suoi sentimenti: quelli per sua mamma, le cui omissioni hanno minato le fondamenta del suo matrimonio; quelli per le sue amiche che, nonostante siano storiche, sembrano non capirla; ma, soprattutto, quelli per Ayman, la cui iniziale intuizione di affezione sembra non rivelarsi sufficiente a durare nel tempo e nella distanza. La struttura si alterna tra le pagine del diario di Arianna a quelle descrittive in terza persona, che hanno lo scopo di fare chiarezza sulla valanga dei pensieri dell’adolescente e fanno da collante tra le vicende e le riflessioni dei vari personaggi, secondo una perfetta combinazione di registri diversi, parametrati a seconda del narratore di riferimento. I dialoghi sono combinati con la giusta dose di descrizioni che non eccedono nel traboccante particolarismo, ma si colorano di scene e dettagli, evidentemente attinte dall’esperienza, che presentano un racconto vivido e concreto, come avviene per i paesaggi della Puglia in cui sembra di essere immersi durante la lettura. Coup de maître, inoltre, è la scelta del ‘narratore inattendibile’ che, pur non lasciando a bocca aperta come ne L’assassinio di Roger Ackroyd e pur non incidendo su un ritmo narrativo già incalzante, coinvolge il lettore perché rende Arianna più vera e coerente con la sua età e la sua fragilità emotiva che spesso induce a giustificare le proprie azioni in nome di sensazioni passeggere e che prende il sopravvento sul senso di responsabilità e sul desiderio di affrontare la realtà. Ed è questo il vero tema del libro perché, come dice anche l’autrice, Ancora da imparare è dedicato a chi sbaglia, a chi inciampa, ma, soprattutto, a chi non ha paura di mettere in discussione i propri punti di riferimento, i propri concetti, talvolta idealizzati, come l’amore e, persino, se stessi per arrivare a scoprire, finalmente, quale sia la verità di cui siamo fatti.

LEGGI L’INTERVISTA AD ANNA BENVENUTI