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Andare in montagna è tornare a casa

Andare in montagna è tornare a casa

La prima delle sue lunghe escursioni solitarie fu per studiare la botanica dei Grandi Laghi. In totale e magnifica libertà, scopre una rara orchidea in fioritura, la Calypso Borealis, anche detta Colei che si nasconde a Nord. Un fiore bianco e fragile eppure così bello da farlo piangere di gioia. Un incontro più impressionante della conoscenza di qualunque altra persona, tranne di Ralph Waldo Emerson… Molti conoscitori delle intenzioni di Dio, sostengono che il mondo fu creato appositamente per l’uomo. Così le pecore servono per cibo e abbigliamento, le balene sono magazzini di olio, la canapa è predestinata a creare cordami e imballaggi, così come il ferro aratri e martelli, e il piombo pallottole. Ma come spiegare allora l’esistenza di belve feroci, di piante piene di spine o delle malattie mortali? La tempesta del dicembre 1874 è stata una delle più belle di cui ha fatto esperienza tra i boschi nella Sierra. Per godere del vento e dell’eccitazione della foresta è salito su uno degli abeti Douglas più alti, fino a quando il sole al tramonto non ha restituito la pace… Quali animali abitano la Yosemite Valley? Gli orsi e i cervi della Sierra, i due scoiattoli del Parco (il Douglas e lo scoiattolo grigio della California), ma anche la marmotta, il timido e curioso castoro di montagna, una grande varietà di lucertole e molti serpenti e rane… Alle due del mattino viene risvegliato da un tremendo boato. Nei pressi della parete a strapiombo della Sentinel Rock un violento terremoto fa cedere il picco Eagle Rock, che cade in migliaia di grandi macigni riversandosi sul fondovalle… Durante l’estate del 1880 continua l’esplorazione della regione ghiacciata sud-orientale dell’Alaska, partendo da Fort Wrangell. Lo segue un piccolo cane nero, Stickeen, chiamato così in onore della tribù di indiani che lo avevano adottato come nuovo totem-portafortuna, al suo arrivo da cucciolo a Sitka… La scoperta che la lana selvatica delle pecore di montagna nei dintorni del Monte Shasta è più fine rispetto alla qualità media della lana d’allevamento, è la prova del fatto che la Natura selvaggia è una brava madre. Non c’è nulla di rozzo che debba essere sradicato dalla cultura umana…

Che John Muir abbia conosciuto durante gli studi universitari i lavori di Ralph Waldo Emerson e Henry David Thoreau, subendone una profonda influenza, trova riscontro nelle pagine dei dieci saggi raccolti in Andare in montagna è tornare a casa. Chiari echi del trascendentalismo di stampo ottocentesco, nei quali viene esaltata la Natura-madre, selvaggia e premurosa, che fornisce piante e animali di cure individualizzate, e infatti “ogni creatura è stata fatta prima di tutto per sé stessa”, e poi “soltanto dopo, più remotamente, per tutto il resto del mondo e dei mondi”. Dunque non c’è mai manifestazione di “alcun tipo di egoistico isolamento”, tutto il creato è in armonia. Il pensiero di Muir trasuda dalle pagine dei saggi, in cui con linguaggio narrativo e poetico, ma nello stesso tempo tecnico e scientifico, declina dettagliatamente (con descrizioni delle escursioni nella Yosemite Valley ricche di particolari) vari aspetti della wilderness: una madre, un’insegnante di “lezioni selvagge, luminose, di lezioni d’amore”. È necessario che l’uomo si immerga in essa per coltivare la propria spiritualità, ritrovare la “fonte di vita”. Il libro è arricchito di un’introduzione biografica e di note con riscontri storici, geografici, botanici e geologici che agevolano la lettura dei saggi. Interessante la nota della traduttrice, che consente di analizzare con maggiore consapevolezza la scrittura dell’autore. John Muir è fermamente convinto che non servono carrettate di libri per sensibilizzare l’anima umana, ma solo il contatto con la Natura selvaggia.