Salta al contenuto principale

Andrà tutto bene?

Andrà tutto bene?

Il Vicequestore Per Spicace, trasferito da poco nella cittadina di Bovino e ancora provato da recenti eventi, si prepara a un sabato sera che preferirebbe evitare: sua madre Gunilda lo ha invitato a cena, e lui vive quell’invito come una condanna. Nonostante desideri ardentemente godersi un periodo di ferie, Per sente il dovere di restare a disposizione del Procuratore e degli adempimenti burocratici legati alla recente indagine di Santa Pagaia Marina. Il senso di responsabilità – e un misto di senso di colpa e abitudine all’abnegazione – gli impediscono di sottrarsi. Mentre si incammina verso casa della madre, Per riflette con ironia e frustrazione sulle sue origini norvegesi, sulle ingerenze materne e sul carattere autoritario della donna, convinta di sapere sempre cosa sia meglio per lui. Giunto al portone, viene accolto da Vlada Draculescu, la nuova badante-assistente convivente: una donna di origine transilvana, dall’aspetto austero, emaciato e inquietante, che parla con voce grave e profondamente calma, intimorendo Per sin dal primo istante. Entra nell’appartamento e nota subito che è stato completamente trasformato: l’arredamento ora è gotico, tetro, carico di drappi neri e rossi, con luci fioche e mobili monumentali in stile quasi funebre. Quando Per raggiunge Gunilda, nota che la donna appare sorprendentemente più giovane, energica e animata del solito. Durante la cena, la conversazione si rivela subito bizzarra: i piatti serviti sono sanguinacci, carni crude, insaccati di sangue, pietanze che Per fatica a ingoiare, mentre la madre li consuma con entusiasmo inquietante. Anche il vino proposto porta un nome evocativo, “Sangue di Giuda”, che diventa spunto per una spiegazione folcloristica dalle tinte soprannaturali…

Andrà tutto bene? è un romanzo che sfida le convenzioni del genere, muovendosi con sorprendente libertà fra commedia surreale, fantascienza filosofica e satira sociale. Il protagonista, Per Spicace, vicequestore di Bovino – metà norvegese, metà calabrese, interamente nevrotico – incarna perfettamente questa duplicità: è un uomo radicato nella realtà ma costantemente travolto da interrogativi esistenziali che la realtà, appunto, non sembra più in grado di contenere. La prefazione, densa di riferimenti alla filosofia antica e alla crisi del pensiero contemporaneo, prepara il lettore a un viaggio che non è solo avventura, ma anche riflessione sulla condizione umana. L’autore parte dal presupposto che l’evoluzione dell’uomo abbia subito un arresto, degenerando nel rifiuto del pensiero critico: da qui nasce il romanzo, come risposta possibile alla domanda: “Che cosa posso fare per migliorare la mia condizione e quella del mondo in cui vivo?”. Questo interrogativo investe direttamente Per, che all’inizio della storia appare alle prese con ben altri problemi: una madre autoritaria e inquietante, un appartamento trasformato in un set gotico dalla misteriosa badante Vlada Draculescu e una routine professionale fatta di responsabilità, colpevolizzazioni e zero ferie. Nelle prime pagine, rese con una comicità vivace e spesso grottesca, l’autore lavora magistralmente sul registro dell’assurdo: discussioni teologiche improvvise, mobili che sembrano tombe e un costante senso di “qualcosa di sbagliato” che Per però accetta, come spesso accade nella quotidianità di chi è troppo stanco per ribellarsi. Ed è proprio da questo contesto di inquietudine domestica che nasce l’incredibile: un esperimento di traslazione spazio-temporale catapulta Per e il fido ispettore capo Leone Saltalapappa su un pianeta chiamato Nux. Qui il romanzo cambia respiro: il tono resta ironico, ma la narrazione assume tratti di fantascienza etica. La vera bussola narrativa restano però Per e il suo tormentato desiderio di comprendere il proprio ruolo nel mondo. Le domande poste dalla madre nella prima parte del romanzo – sulla distruzione dell’ambiente, sulla religione, sul destino dell’uomo – tornano amplificate dall’esperienza su Nux, come se il viaggio non fosse solo fisico, ma iniziatico. Per troverà finalmente le risposte che cerca? O dovrà accettare che il suo destino sia più grande di lui? Il romanzo unisce intrattenimento e pensiero critico, risate e inquietudini, costruendo un’avventura che è al tempo stesso parodia, riflessione filosofica e racconto di formazione tardiva. Il ritmo alterna momenti esilaranti a passaggi più profondi, senza perdere mai la coerenza interna del suo mondo surreale. Una storia intelligente, divertente, irriverente, che invita il lettore a farsi domande anziché limitarsi ad accettare risposte preconfezionate.