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Anima spezzata

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Tokyo, domenica 6 novembre 1938. L’undicenne Rei è nascosto in un armadio, ha paura. Un rumore sordo e pesante di passi di stivali lo fa rabbrividire, qualcuno sta arrivando. Si raggomitola ancora di più, mentre i passi si fanno più vicini. Sente un respiro che non è il suo, poi un rumore, come se qualcuno avesse appoggiato qualcosa sulla panca di fianco all’armadio. All’improvviso l’anta dell’armadio si apre, entra la luce e davanti a lui si staglia dritta una figura di uomo con un’uniforme militare color kaki e una pesante sciabola che gli pende dal fianco. Trascorrono infiniti secondi di silenzio, lui si abbassa e i loro sguardi si incontrano. Gli occhi dell’uomo brillano come quelli di un gatto al buio, quelli di Rei sono sbarrati dal terrore che gli venga fatto del male e così il bambino si rannicchia ancora di più, quasi a voler sparire. Ma il soldato con un vago accenno di sorriso prende velocemente il violino e lo porge al ragazzo senza dire una parola. Il violino di suo padre Yu è rotto, schiacciato con violenza, sembra quasi un animaletto agonizzante. Quel soldato è il Tenente Kurokami, lo stanno chiamando e prima di chiudere l’armadio guarda Rei per un’ultima volta. Passano le ore e tutto è silenzio. Non è ancora scesa la sera quando Rei si fa coraggio, lentamente esce dall’armadio, mette le scarpe di tela e a fatica riprende a camminare con il violino rotto in mano e il suo adorato libro nella tasca dei pantaloncini. Arriva davanti all’edificio del Centro culturale cittadino. Comincia ad imbrunire. La polizia militare, fucile in spalla, passa per strada. In giro non c’è proprio nessuno. Rei pansa al suo papà, si chiede dove sia andato, se tornerà a prenderlo o se è già a casa. E se non tornasse? Che farà da solo?

Anima spezzata di Akira Mizubayashi racconta la straordinaria storia di Rei, liutaio franco-giapponese, di suo padre Yu Mizusawa e del violino che li unisce. È ambientata in Giappone prima della Seconda guerra Mondiale e nell’odierno mondo della liuteria. Cuore del romanzo è il trauma che Rei subisce per l’arresto di suo padre e la sua conseguente scomparsa. Yu Mizusawa è un professore d’inglese e un’eccellente musicista, solito suonare con tre suoi studenti cinesi in quartetto, infischiandosene delle tensioni crescenti tra la Cina e il Giappone nazionalista e militarista dell’epoca. Il romanzo ritrae Yu come un uomo dolce, rispettoso e pieno d’amore per suo figlio, orfano di madre. La fede profonda che ha per la musica, capace, secondo lui, di superare le appartenenze nazionali o le ideologie, per lascarsi accomunare dalla bellezza dell’armonia. Il suo arresto e la distruzione del suo violino da parte di un soldato ignorante, potrebbe significare che Yu nutra delle speranze impossibili, ma la costruzione, estremamente elaborata del romanzo, mostra che a volte è tutto il contrario. La musica è presente in tutto il romanzo, ma non è un romanzo sulla musica, questa segue perfettamente la storia che viene raccontata. La scaletta musicale che fa da sottofondo al romanzo è: quartetto d’archi in la minore op. 29 Rosamunde di Franz Schubert, Partita n.3 Gavotta in rondò di Johann-Sebastian Bach e Concerto in memoria di un angelo di Alban Berg. Anima spezzata è piuttosto un romanzo sulla memoria e sulle sue alterazioni derivanti da un evento traumatico, che portano a generare fantasmi. Per questo motivo il romanzo è dedicato a tutti i fantasmi del mondo. Infatti, Yu il padre di Rei, diventa un fantasma che la memoria del ragazzo non dimentica. Nel romanzo si esalta l’amore non solo per la musica. Un amore indistruttibile è quello che lega il ragazzo a suo padre. L’amore tra Rei e sua compagna Hélène, i cui caratteri sono complementari. Questo amore è sublimato dal mestiere che i due fanno: liutaio lui, archettaia lei. Il violino da solo non funziona, come pure l’archetto, è solo insieme che creano la musica. Con una prosa poetica e cristallina Akira Mizubayashi ci trasporta in un universo magico e benevolo. Si legge Anima spezzata con un sentimento di calma dato dalla musica e con il forte desiderio di andare avanti.