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Anita e le altre

Anita e le altre
La “forte, energica, libera e selvaggia” Anita Garibaldi, “l’infetta di liberalismo” Bianca Milesi Mojon, “l’antiaustriaca, liberale moderata, progressista ma con giudizio” Carolina Pepoli Tattini, “la giardiniera della Carboneria” ed educatrice delle “masse” Cristina Trivulzio di Belgioioso, l’assertrice “dell’uguaglianza fra uomini e donne” Enrichetta di Lorenzo, “la gentile mazziniana di ferro” Giorgina Craufurd Saffi, “la ragazza di Mazzini” Giuditta Bellerio Sidoli e la giornalista, “coscienza critica dell’Italia postunitaria” Jessie White Mario sono state “le protagoniste dell’invisibile Risorgimento femminile italiano”. Diverse per provenienza e formazione, le hanno accomunate: l’attaccamento ai propri ideali liberali, la passionalità con cui hanno vissuto la vita e il coraggio con cui hanno lottato per l’unità d’Italia, per affermare le proprie idee e per annientare i pregiudizi, le meschinità e i vincoli sociali, politici e umani che incatenavano la loro libertà e quella dei propri simili…
Questo agile e breve saggio raccoglie le biografie di otto donne vissute durante il Risorgimento italiano, mette a nudo le loro vite e le loro personalità, e osserva l’impatto che esse hanno avuto sulla Storia. Emerge immediatamente che sebbene “La storiografia le ha a lungo ignorate o le ha considerate solo come mogli, amanti o amiche di ingombranti figure maschili, mimetizzandole entro i rassicuranti confini della sfera intima” queste signore in realtà hanno valorosamente combattuto per contribuire, con gesta forti e concrete, “in quel grande rivolgimento che ha portato alla nascita della nazione”. Proprio su questo agire intrepido l’accurato volumetto pone l’accento, chiarendo ed esaltando l’elevata caratura caratteriale di queste amazzoni del XIX secolo, di queste “donne che, insieme al patriottismo scoprono la passione politica, la “smania di politicare” e la voglia di libertà; donne che entrano nel vortice di grandi cambiamenti con slancio e generosità, sapendo che hanno di fronte un’occasione irripetibile per uscire dal ruolo subalterno a cui sono relegate e per affermare la loro capacità di agire e di pensare”; donne che “non rinunciano alla loro soggettività nemmeno nei momenti più duri”; donne che scelgono di costruire autonomamente il proprio destino e che guerreggiano le avversità a viso aperto per non farsi piegare e spezzare, per non farsi imbavagliare e per riuscire a sopravvivere. Questo lavoro di Isabella Fabbri e di Patrizia Zani è allora una marcia trionfale suonata in memoria di queste eroine, è un omaggio alla loro virile determinazione ed è un nobile modo per ossequiare il “commovente appello”, personale (perché fatto individualmente) eppure universale (perché riferito ad ogni donna), scritto da Cristina Trivulzio di Belgioioso: “Vogliano le donne felici ed onorate dei tempi avvenire rivolgere tratto tratto il pensiero ai dolori ed alle umiliazioni delle donne che le precedettero nella vita, e ricordare con qualche gratitudine i nomi di quelle che loro apersero e prepararono la via alla non mai prima goduta, forse appena sognata felicità!”.