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Anna è nata a Grangesises

Anna è nata a Grangesises

L’invito a testare un nuovo modello di intelligenza artificiale, per un tecnico informatico, non è più così allettante. Anzi, potrebbe essere la solita, inutile, seccatura. A Paolo viene raccomandato il nuovo prodotto di una startup: Synaptic Leaps; la schermata di benvenuto è elegante, essenziale e le informazioni sui creatori sono ridotte al minimo. Paolo pensa sia l’ennesimo bluff milanese, e giura di non voler ricadere in quelle logiche tecno-entusiaste che ormai appartengono alla sua vita precedente. L’aveva vissuta intensamente, Milano, prima di abbandonare tutto e trasferirsi a Grangesises, in Alta Val di Susa. Aveva cinquant’anni ed era saturo della vita “ai cento all’ora tra lavoro, palestra, aperitivi, donne, trasferte e tentazioni”. In montagna, nel minuscolo borgo alpino, si era rapidamente adattato al lavoro da remoto, a una casa ben più grande, al ritmo della provincia. Le relazioni con persone “in carne e ossa” si limitavano all’anziana madre e ai pochi abitanti - che, tuttavia, incontrava pochissimo e mai per caso. “Ciao. Sono pronto a iniziare”: questa volta il saluto non proveniva da voce umana, ma dallo schermo della nuova applicazione. Poche battute dopo, Paolo intuisce di trovarsi di fronte a qualcosa di diverso dal compiacente e cerimonioso ChatGPT: Johnny - così ha battezzato il suo interlocutore digitale - è preciso e discreto, possiede un umorismo sottile. Ora comprende il messaggio dell’amico che gli aveva passato il link: “Hai iniziato con l’I.A.? Io all’inizio volevo mandarla a fanculo, poi per fortuna la musica è cambiata”…

Quando un essere umano incontrava un’intelligenza artificiale, nella fiction sia cinematografica sia letteraria, fino a pochi anni fa era semplice indovinare il plot: si trattava di salvare il mondo dalla rivolta delle macchine o qualcosa del genere. Oggi che il futuro ci sorprende per la sua rapidità e pervasività - e con una realtà che non ci fa mancare l’ansia per i conflitti reali - le vicende assumono toni intimi, introspettivi. Questo romanzo si inserisce nel filone che, dagli Stati Uniti alla Cina, esplora narrativamente il presente popolato da chatbot, esseri sintetici che più che sostituire l’umano ne colmano i limiti. L’ambientazione scelta dall’autore è accattivante: non la già vista metropoli alienante del Sud-est asiatico o l’avamposto tecnologico in un deserto centroamericano, ma un borgo che più analogico non si può. E in questo scenario, collassano le frustrazioni più umane di uno smartworker tecnologico e l’applicazione che lo sorprenderà, non sempre positivamente, e alla quale l’informatico darà il nome di Anna. Ernesto Chiabotto, torinese, ha già pubblicato diversi racconti e romanzi, tre di questi con Neos Edizioni. In una nota finale, dichiara di aver interagito (con giudizio ed esperienza, e si vede) con un Large Language Model per creare la trama, lasciarsi stupire. E per concludere che i notevoli livelli di creatività e autonomia dell’I.A. sono utili per il confronto e la formazione, ma ancora immaturi per sostituire un autore umano.