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Annabella Abbondante - Il passato è una curiosa creatura

Annabella Abbondante - Il passato è una curiosa creatura

Il commissario Carnelutti scende dalla scala su cui è salito per sistemare l’albero di Natale e comincia a esaminare le luci a LED che ha posizionato sui rami più bassi, mentre Alice, la giornalista freelance amica di Annabella, sgranocchia un torroncino stravaccata sul divano. Un paio d’ore dopo l’albero è a posto e Annabella Abbondante – giudice civile al tribunale di Pianveggio – lo osserva soddisfatta. È proprio come piace a lei, pieno di colore e di caos, con un sacco di decorazioni spaiate e zeppo di ricordi. Ma manca ancora qualcosa. Annabella apre la scatola di cartone che è accanto a sé ed estrae, da un involucro di carta velina, una pallina dorata che reca una scritta a pennarello, ricordo di suo padre. Poi ne estrae una seconda, argentata: quella della madre. Seguono diverse altre palline, ciascuna legata al ricordo di un volto, di un nome e di una storia che nel tempo si è intrecciata alla sua. Per ultima ecco una pallina di cartapesta blu. Mentre la appende all’albero, Annabella pensa al suo proprietario e si chiede che fine abbia fatto. Tano le ha detto che sarebbe passato a trovarla quel fine settimana, di ritorno da un viaggio di lavoro a Bologna, ma a dire la verità non si è fatto vedere né sentire. Magari, se non arriverà entro sera, Annabella potrebbe chiamare sua madre per avere qualche notizia. Tano, a dir la verità, è fatto così: ogni tanto sparisce senza avvertire nessuno, ma poi si palesa come se niente fosse. Quindi non c’è da preoccuparsi. Quello tra lei e Tano è stato un amore di gioventù, chiuso ormai da tempo. Ma l’amicizia è rimasta e si tratta di uno di quei legami destinati a restare nel tempo, solidi come non mai. Quando, il giorno successivo, Annabella entra in ufficio, non riesce neppure a togliere il cappotto che il telefono comincia a squillare incessantemente. Si tratta del dottor Ascione, della Prefettura di Napoli, che le chiede notizie di Tano Brandi. Si trova da lei? Ha il telefono staccato e pare sparito nel nulla. Anche Rosalia De Stefano, la donna che le somiglia in modo impressionante ed è venuta da Sorrento solo per parlare con lei, è alla ricerca di Tano. Allora la faccenda è seria, l’uomo è davvero scomparso...

Torna Annabella Abbondante, il singolare giudice frutto della fantasia e della penna di Barbara Perna – nata a Napoli e giudice civile dal 1999; ha lavorato presso i tribunali di Lagonegro, Santa Maria Capua Vetere e Montepulciano; attualmente è in servizio presso la sezione fallimentare del Tribunale di Roma – ed è la stessa di sempre: pungente, arguta, perennemente a dieta e altrettanto perennemente affamata, dalla pazienza labile come una velina. È Natale, periodo di ricordi e nostalgie per antonomasia e la memoria di Tano, amore di gioventù mai dimenticato, si insinua prepotente in lei. Soprattutto da quando Tano stesso pare sparito nel nulla e diverse persone intorno a lui mostrano segni di vera preoccupazione. Quanto basta per fare drizzare le antenne dell’Abbondante, che non esita a mettersi sulle tracce dell’amico scomparso e della verità sulla sua sparizione. Quel che ne segue è una storia intricata e avvincente, che coinvolge in maniera totale la ficcanaso Annabella, sia in veste di giudice che in quella di amica. La terza avventura della Abbondante si differenzia dalle precedenti proprio per questo: questa volta l’accento è posto soprattutto sulla sua figura di donna, più che sul suo lato professionale. Il lettore conosce più a fondo la sua famiglia di provenienza e il legame con le sue origini. Tutti elementi che permettono a chi legge di conoscere sempre meglio questa simpatica impicciona, che annusa la verità come fosse un cane da tartufo e riesce a stanarla, ovunque essa si trovi e a qualunque costo. Annabella è sempre più verosimile, è sempre più persona e meno personaggio; le sue indagini sono sempre più avvincenti e il rischio più concreto è che finisca per creare dipendenza. Dopo essere arrivati all’ultima pagina e aver scoperto l’enigma legato a Tano si vorrebbe conoscere altro, e altro ancora. E lo si vorrebbe sapere subito. Invece si deve avere la pazienza di attendere che l’abile penna dell’autrice sforni una nuova storia, saporita e croccante come i cannoli di ricotta a cui la giudice tanto fatica a rinunciare.