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Annette, un poema eroico

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Lo aveva capito quella volta, in carcere, a Marsiglia: era lì con delle donne algerine, lei che per tutta la vita aveva vissuto combattendo per la loro causa, e si accorgeva che non sapeva nulla di loro, delle loro abitudini, del loro paese. Non era stato facile farsi accettare da loro, non era stato facile vincere la loro diffidenza: cosa aveva da guadagnare Annette da loro, prigioniere ed esuli di un paese che non le voleva? Eppure era riuscita a fare breccia nella loro fiducia, era riuscita a conquistare un posto nella loro quotidianità. Per Natale, anche se lei è la miscredente, accettano di festeggiare insieme con un tacchino, rigorosamente proveniente da una macelleria halal: un modo per stare insieme e vincere la solitudine. Si è accorta di tutto questo, di aver combattuto per un paese straniero che non conosceva, perché lei ha combattuto per un’idea, per un principio, per la libertà, l’autodeterminazione, per l’uguaglianza. Questo e molto altro è Annette Beaumanoir, nata a Guildo in Bretagna, partigiana della resistenza comunista, che ha rischiato la vita per salvare altre vite di ebrei braccati dai nazisti, rifugiata in Svizzera ed oggi cittadina di Dieulefit, piccolo paesino francese. In quell’anonimato che è proprio dei veri eroi…

Anne Weber ha scritto un piccolo capolavoro con il suo Annette, ein Heldinnenepos (Annette, un poema eroico, ma forse sarebbe stato meglio mantenere alla lettera il calco dal tedesco “l’epopea di un’eroina”), per trama e per forma. Il testo è una lettura epica in chiave moderna della vita di un personaggio ancora vivente, e già questo pone la narrazione oltre la finzione e la tradizione. Sarà forse per il fascino premonitore del paesino Deulefit che se non fosse stato vero, sarebbe stato inventato appositamente per lei. È molto ardita la scelta del genere epico in tempi moderni, come a richiamare la necessità dell’insegnamento degli eroi anche al giorno d’oggi: ma la scelta non cade sugli eroi dei fumetti o della Marvel, quanto su chi ha fatto l’eroina in piena normalità. La vita di Annette Beaumanoir è un capolavoro epico dettato da uno spirito coraggioso ed altruista: ha militato nella resistenza francese comunista salvando giovani vite di ebrei (e per questa è stata insignita del titolo di Righteous Among the Nations dello Yad Vashem) sfidando la prudenza stessa dei partigiani comunisti per i quali si trattava di azioni ad alto rischio tali da compromettere tutta la resistenza del FLN francese; è poi fuoriuscita dallo stesso partito comunista per dedicarsi alla causa algerina. Ma è stata anche una neurofisiologa ed una madre di tre figli. L’eccezionalità del libro sta nella testimonianza di questa genuina forma di eroismo, poco incline alle azioni eclatanti e più impegnata invece a rendere normale invece quello che per altri è un atto eroico. Ecco, di questo eroismo dobbiamo nutrirci, di questo eroismo abbiamo bisogno oggi: una militanza che vuol dire coraggio oltre ogni stereotipo ed oltre ogni paura. Annette è viva testimonianza di questi valori: bene ha fatto Anne Weber a ricordarcelo.

LEGGI L’INTERVISTA AD ANNE WEBER