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Antropologia per intelligenze artificiali

Antropologia per intelligenze artificiali

L’intelligenza artificiale porta con sé valori? Se sì, forse sono cinesi. Se il web e internet sono stati plasmati su misura dei nerd (maschi e bianchi) californiani, il futuro dominato dalle menti elettroniche potrebbe far affiorare i tratti culturali del miliardo e mezzo di esseri umani che popolano la Cina. Un’altra logica, idee diverse: una filosofia alternativa, strepitosa nel sapersi adattare alla tecnologia (e viceversa). Mentre l’Occidente, e l’Europa politica in particolare, si affanna a dare regole, seppur necessarie, la cultura asiatica conta su valori inossidabili: l’armonia, la verità, persino la reverenza. Valori che hanno la forza di diventare materiale duttile per afferrare il timone del cambiamento. Un esempio: alfabeto VS ideogrammi. “Da una parte ventisei lettere con cui esprimere qualsiasi vocabolo in qualsiasi lingua occidentale; dall’altra un numero teoricamente infinito di simboli che possono racchiudere in un solo ideogramma concetti interi”. Un’arma in più per superare il limite di battute su Twitter, per esempio. E, soprattutto, uno strumento innovativo perché la lingua cinese non distingue tra maschile e femminile, non ha i verbi declinati al futuro, presenta significati almeno doppi per ogni modalità di scrittura e pronuncia dello stesso suono. Del resto, sono Made in China quattro grandi invenzioni passate alla storia, iconiche: la bussola (e dunque, le esplorazioni), la carta, la stampa (pare davvero che il tipografo Bi Sheng ci abbia pensato 400 anni prima di Gutenberg), la polvere da sparo. Contemplare la diversità di pensiero, senza pregiudizi, permetterà di vivere il presente senza temere il futuro…

La direzione della storia, in questa era, sta portando la mente umana a confrontarsi sempre più di frequente e con maggiore intensità con l’intelligenza artificiale. È allora necessaria un’antropologia, cioè una teorizzazione del vivere fra “esseri” diversi, che potrebbero diventare complementari. Prima, però, facciamo un passo indietro. Antropologia è, in senso stretto, lo studio dell’uomo e delle comunità umane. Applicare l’approccio e il metodo di questa scienza sociale alle intelligenze artificiale è solo provocatorio? È un ossimoro? Come nota Francesco D’Isa nella prefazione, le creazioni dell’uomo, come le macchine intelligenti, ci obbligano al confronto, alla relazione e implicano un set di simboli, significati culturali impossibili da ignorare. Il passo successivo è interpretare questo nuovo ecosistema, con la consapevolezza che non basterà la cultura occidentale. Qui entra in scena l’esperienza dell’autore, Filippo Lubrano che, come giornalista e ingegnere, viaggia e lavora da lungo tempo in Cina e nel resto dell’Asia. Luoghi in cui l’intelligenza artificiale è più facilmente considerata un soggetto, un interlocutore. Ecco dunque la sua “guida ragionata” per superare i limiti culturali e i provincialismi e favorire l’incontro anziché l’incomprensione. Il saggio si divide in due parti: dall’analisi dei diversi modelli filosofici (e antropologici) fra umani di uno stesso pianeta all’analisi dell’evoluzione tecnologica. Il libro è ricco di aneddoti e richiama spesso opere molto interessanti da più discipline, incluse quelle pop (come film e prodotti nerd). Quattrocento pagine mai noiose, frutto di un’analisi attenta e fresca, meritoriamente diffuse dal buon D Editore.