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By any other name – Con qualsiasi altro nome

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Lanie Bloom lavora alla Peony Press come redattrice di romanzi e ama il suo impiego, anche nei momenti di quasi panico come quello che sta vivendo. L’evento a tema nuziale organizzato presso l’Hotel Shivani di New York per il lancio del nuovo romanzo di Noa Callaway sta per iniziare, ma mancano ancora all’appello le copie firmate dall’autrice, l’arpista per l’intrattenimento musicale e le fette di torta confezionate all’interno di palloncini a elio, da far scoppiare agli ospiti al momento opportuno. Senza contare che Alix de Rue, il suo capo nonché editor di Noa, è in congedo di maternità, quindi toccherà proprio a Lanie tenere il discorso conclusivo dell’evento. E i discorsi non sono propriamente il suo forte. Ma Lanie vuole a tutti i costi che il lancio sia un successo. Lo deve ad Alix, che anni fa le ha concesso l’occasione della vita offrendole il suo primo incarco alla Peony Press e, soprattutto, lo deve a Noa Callaway. È Noa, infatti, che ha fatto comprendere a Lanie il vero significato dell’amore, traducendo in realtà ciò che sua madre, poco prima di morire, le aveva sussurrato: “Promettimi che troverai qualcuno che ami davvero.” Ed è proprio grazie al romanzo di Noa “Novantanove cose che amerò di te” che Lanie ha trovato Ryan, il suo fidanzato, colui che incarna alla perfezione i novantanove punti della sua personale lista delle caratteristiche dell’uomo perfetto. L’unico piccolo problema è che Ryan vorrebbe che Lanie, dopo il matrimonio che lei continua a posticipare, lasciasse il suo lavoro e si trasferisse a Washington DC insieme a lui. Ma questo non è il momento di pensarci: per ora, Lanie deve concentrarsi solo sull’evento che sta per iniziare. Dopo quasi otto anni di scambi di email le sembra di conoscere Noa Callaway come le sue tasche. Peccato, però, che in realtà non abbia la minima idea di chi sia davvero. Ma Lanie ancora non sa che, a breve, si troverà finalmente faccia a faccia con il suo mito e scoprirà che non è per niente come lo aveva sempre immaginato…

Torna l’autrice statunitense Lauren Kate, dopo il grande successo delle sue saghe urban fantasy Fallen e Teardrop. In questo romanzo la Kate sembra abbandonare la sua comfort zone, decidendo di ambientare la sua storia nella New York contemporanea, con qualche spruzzo di italianità rappresentato dalla Costiera Amalfitana, che non guasta mai. Proprio la città di New York è una dei protagonisti del romanzo, la cui presenza ha un forte impatto sullo svolgimento della trama ed è forse uno dei pochissimi elementi che rendono piacevole una lettura altrimenti piuttosto noiosa. Sono interessanti gli spunti, lontani dalle classiche mete turistiche, che si trovano sfogliando le pagine del libro, come il Cloisters, il Pomander Walk, il Forum austriaco di cultura o la casa degli scacchi e il Gapstow Bridge a Central Park. Consigli che, però, avrebbero potuto essere elaborati con maggiore attenzione, visto che le “gite turistiche” narrate all’interno del romanzo si interrompono bruscamente poco dopo il loro inizio. La trama è di per sé banale e piatta, e rispecchia alla perfezione quella di qualsiasi altro romanzo rosa. I personaggi rasentano l’inverosimile, arrivando a toccare il fondo con la nonna ottuagenaria, vestita Chanel e con Birkin Hermès al braccio, che declama alla nipote «Sarai all’altezza della situazione come uno conosciuto su Tinder che si presenta all’appuntamento con le tasche piene di Viagra». Anche il finale, purtroppo, non lascia per niente sorpresi: è facilmente intuibile già dai primi capitoli e, forse proprio per questo, viene liquidato dall’autrice in non più di una pagina. Interessanti sono i momenti di metaletteratura all’interno del romanzo. Il libro che Lanie Bloom contribuisce infine a creare, aiutando Noa Callaway a superare il suo blocco dello scrittore, risulta paradossalmente più interessante, avvincente e strutturato rispetto al romanzo che il lettore si ritrova tra le mani, tanto da domandarsi: non sarebbe stato meglio se l’autrice avesse pensato di pubblicare il romanzo che è solo abbozzato per finta nel libro, piuttosto che quello che ci troviamo tra le mani? Ai posteri l’ardua sentenza.