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Apeirogon

Apeirogon

Gerusalemme, 2016. La nebbia avvolge le colline, mentre Rami Elhanan, israeliano di sessantasette anni, percorre chino sulla motocicletta una strada che ben conosce. È una moto giapponese, cilindrata 750cc, molto potente e grintosa, forse troppo per un uomo della sua età. Rami la spinge al massimo anche col brutto tempo. Sfreccia davanti ad una torretta militare e va verso la barriera di separazione della città di Beit Jala. Gilo è da una parte, Betlemme dall’altra, nella Zona A, sotto il controllo dell’Autorità Palestinese, assolutamente vietata ai cittadini israeliani. Qui la geografia conta molto, quanto la vita. Ogni anno sul cielo di Beit Jala passano cinquecento milioni di uccelli, di quattrocento specie diverse, disegnando nell’aria splendide coreografie. È la seconda autostrada migratoria più trafficata al mondo. Se in cielo va così, in basso ogni anno il paesaggio cambia: nuovi insediamenti israeliani, caseggiati palestinesi, giardini pensili, caserme, svincoli e nuovi sbarramenti. In Israele gli uccelli sono tracciati da radar sofisticatissimi, collegati alle istallazioni militari e all’ufficio di controllo del traffico dell’aeroporto Ben Gurion. Gli ornitologi in autunno e in primavera sono molto indaffarati, come pure i piloti di caccia, che vengono istruiti sui complessi schemi di volo degli uccelli per scongiurare incidenti. Sopra il cielo di Gerusalemme si vede spesso un dirigibile bianco, è come una piccola nuvola ed è soprannominato Fat Boy Two. Gli uccelli ci si posano sopra e, come se fosse un taxi, si lasciano trasportare alla deriva per qualche miglio, per poi spiccare il volo. Il dirigibile ha una cabina di vetro fissata alla pancia. Tredici uomini la occupano, usando computer e potentissime telecamere a infrarossi, controllano i numeri e i colori delle targhe delle macchine che sfrecciano in autostrada. La targa di Rami è gialla. I proiettili di gomma non sono innocui. Gli inglesi li chiamano knee-knocker, spacca ginocchia e li hanno usati durante gli scontri nell’Irlanda del Nord. Il proiettile che ha ucciso Abir ha attraversato l’aria per quindici metri prima di colpirla dietro la testa, frantumandole le ossa del cranio, come quelle di un uccellino. Era andata dal droghiere davanti la sua scuola a comperare delle caramelle...

La trama di Apeirogon è semplice, ma non è un romanzo usuale e neanche un saggio pur avendo riferimenti bibliografici e documentali. Rami Elhanan è figlio di un sopravvissuto ad Auschwitz, è stato carrista nella Guerra di Kippur, è un grafico pubblicitario di successo e non si è mai interessato di politica prima della morte di sua figlia. La moglie Nurit è una filologa, insegna all’Università ebraica di Gerusalemme ed è un’attivista del movimento israeliano per la pace. Vivono a Rehavia, il quartiere chic della città. Smadar, che significa grappolo della vigna, è figlia di questo mondo di élite e da grande avrebbe voluto fare il medico. Bassam Aramim finisce in carcere a diciassette anni per aver lanciato una granata contro una jeep dell’esercito israeliano. I pestaggi e le umiliazioni subiti in carcere non fanno che rendere più bruciante il suo odio, finché un programma in tivù cattura la sua attenzione. Parla della Shoah, che i suoi aguzzini spesso evocano quasi a giustificazione. Bassam vuole conoscere, impara l’ebraico, si avvicina alle teorie della non violenza e una volta libero vola in Inghilterra per studiare l’Olocausto. Al ritorno si stabilisce con la moglie Salwa e i figli ad Anata, accanto al campo profughi di Shufat, un microcosmo di polvere, traffico, chiasso e pattuglie. Abir, che significa profumo del fiore, è figlia di questo mondo, da mezzo secolo sotto scacco e da grande vorrebbe fare l’ingegnere. Sicuramente Apeirogon è un libro originale nella scrittura e dallo stile asciutto. Presenta digressioni, salti temporali e qualche ripetizione. McCann ha usato tecniche letterarie molto sofisticate, tra gioco e matematica, ispirate dal neoformalismo francese dell’Oulipo (Ouvroir de littérature potentielle). L’apeirogon che dà il titolo al libro è infatti un poligono dal numero infinito di lati. Il romanzo consiste di 1001 paragrafi, l’autore avanza per associazione di idee e di ricordi che si affacciano inaspettati. Non c’è una progressione cronologica, il racconto è frammentato come le schegge di una granata. La critica si è divisa tra chi lo eleva a libro che potrebbe cambiare il mondo e chi lo accusa di lentezza e tendenziosità, nel mettere sullo stesso piano palestinesi e israeliani, occupati e occupanti. Il romanzo prova a riconciliare le narrazioni degli israeliani e dei palestinesi attraverso il dialogo tra i due padri che a dieci anni di distanza l’uno dall’altro, hanno perso le loro figlie. Nella realtà Bassam e Rami si ritrovano insieme nell’associazione Combattenti per la Pace (cfpeace.org), insieme girano il mondo per raccontare la tragedia che li ha uniti, riconoscendo l’altro come interlocutore e lasciando andare le faziosità, per esprimere il loro dolore che non si è trasformato in una spirale di vendetta, che non avrebbe restituito le loro figlie alla vita. A Colum McCann è stato conferito il Premio Terzani 2022, questa una parte della motivazione: “Così, mentre l’orrore della guerra bussa di nuovo alle porte d’Europa, Colum McCann ci regala una speranza, mostrandoci che sotto le logiche della politica, e della geopolitica, si muovono persone – e sono tante – che al dolore della perdita, all’umiliazione della sconfitta, hanno deciso di contrapporre, dal basso, una coraggiosa, instancabile ricerca del dialogo”. Nel 2022, ancor prima della pubblicazione del romanzo, Steven Spielberg ne ha acquisito i diritti cinematografici.