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Api grigie

Api grigie

Sono le tre del mattino e il freddo butta giù dal letto Sergej Sergeič, l’apicultore, perché la stufa si è spenta. Borbottando si alza, infila i pantaloni, fa scivolare i piedi nelle pantofole ricavate da un paio di valenki, si getta il cappotto di montone sulle spalle ed esce. Va alla rimessa a prendere il carbone, impresa non facile con tutta la neve che c’è. Rientra in casa e accende una candela che odora di miele, la sveglia ticchetta e questo lo conforta. Esce di nuovo, in lontananza riecheggia da est una cannonata e dopo trenta secondi ne sente un’altra in arrivo dall’altra parte. Sulla strada parallela alla sua passa un’auto e di ferma, Sergej sa chi abita lì, è il suo nemico d’infanzia Paška Chemelenko, pensionato anzitempo, suo coetaneo, amico dei russi. Al villaggio di Malaja Starogradovka, nella regione del Donbass, sono rimasti solo due abitanti, gli altri se ne sono andati a causa del conflitto tra l’esercito ucraino e i separatisti. Da tre anni sono rimasti in due a vivere in quel paese nella zona grigia, nella terra di nessuno, senza servizi, senza luce, senza niente. Sergej vive dal lato ucraino in via Lenin, padre dell’Unione Sovietica, mentre Paška da quello russo in via Taras Ševčenko, grande letterato ucraino. Piuttosto che il timore di morire, la guerra ha generato in Sergej un’indifferenza verso tutto ciò che lo circonda, i suoi sentimenti sono come addormentati, tranne uno. Il senso della responsabilità verso le sue api, questo lo tiene vivo e attento. Adesso nel periodo dello svernamento si deve preoccupare che gli alveari tengano, che le pareti siano robuste e spesse. Anche se stanno nel capanno qualche proiettile vagante potrebbe colpirli e seminare la morte tra le api. Sarebbe inconcepibile per Sergej questa carneficina…

Api grigie di Andrei Kurkov è un romanzo che l’autore non pensava di scrivere, ma quando ha visto arrivare a Kiev persone dal Donbass si è deciso. Prima sono arrivati i ricchi, che avevano già acquistato case in precedenza, poi i più poveri con auto sgangherate, come quella del protagonista Sergej. Un giorno Kurkov parlando con un giovane uomo che aveva aperto un piccolo bar fuori dal centro di Kiev, viene a sapere che una volta al mese torna in Donbass in un villaggio vicino alla linea del fronte. Sette famiglie vivono ancora lì, mentre tutti gli altri sono andati via. Abitano lì senza più nulla, non ci sono negozi né l’elettricità, non c’è la posta né il dottore. Comprende allora che parla della zona grigia, siamo alla fine del 2016 inizio 2017. A differenza dei tanti libri pubblicati sulla guerra che parlano di soldati, nemici e battaglie, Api grigie narra la storia di persone che vivono in quel periodo e che si sono trovate per caso nel mezzo. La zona dove vivono Sergej Sergeič e Paška Chemelenko offriva lavoro a molta gente, una popolazione pacifica e passiva, spesso sfruttata, nelle fabbriche o nelle miniere di proprietà degli oligarchi. L’apicoltura è molto importante nel Donbass e in Ucraina, gli apicultori sono considerati uomini saggi e pacifici, anche da chi ha opinioni politiche diverse. Sono uomini che conoscono la natura e i rimedi che dona e poi il miele ha lo stesso gusto per tutti. Sergej Sergeič è uno di questi, usa il miele come una moneta di scambio per comperare cibo, per passare i posti di blocco dei separatisti, grazie al miele sopravvive, è come avere una fabbrica itinerante, che viaggia con lui. È un po’ nostalgico della vita sovietica ed è sicuro che le api siano le uniche ad aver creato una perfetta società comunista. Infatti, sono un collettivo, lavorano molto, producono miele e non chiedono un salario. Da quando la moglie Vitalina e la figlia lo hanno lasciato rimane solo con le api e quasi diventa un’ape pure lui, una grande, la responsabile di tutte le altre. Contrapposti alla grigia e pericolosa realtà ci sono i tanti sogni che fa Sergej ed è lì che si nasconde. Questo libro può essere una favola filosofica perché parla sì della guerra del Donbass, ma vale per ogni guerra. Ci sono sempre nemici e territori poco controllati e persone che restano intrappolate tra due poteri. Il dualismo tra Sergej e Paška si rivela fin dalla posizione delle loro abitazioni. Segiej abita davanti all’esercito ucraino e gli fa visita anche un soldato, curioso e gentile, che lo informa sui fatti che accadono in Ucraina. Paška abita davanti all’esercito dei separatisti e con loro ha relazioni di amicizia e un piccolo commercio. Tema importante del libro è la sorveglianza, come l’episodio accaduto in Crimea alla famiglia del suo amico tartaro mussulmano Artem, che simboleggia la totale sudditanza del popolo russo al leader, come all’epoca dello zar. In Ucraina questo romanzo è stato poco accettato dagli attivisti che vedono nella letteratura la propaganda, per questo Api grigie è stato classificato come “poco patriottico”. Può essere facile, per chi non vive in un paese in guerra e ha modo di fare paragoni, comparare i due personaggi Sergej e Paška ai personaggi beckettiani o a Ionesco, ma se si è in guerra tutto sparisce. Questo romanzo è un ponte tra la guerra passata e quella che è arrivata, Kurkov infatti era convito che un’escalation ci sarebbe stata, la politica influenza la letteratura. L’autore per i suoi romanzi fa molte ricerche, è la parte più importante del suo lavoro e per Api grigie è andato da un apicultore molto conosciuto in Lituania che vive in un piccolo villaggio. Api grigie si è aggiudicato nel 2022 il National Book Critics Circle Award – come miglior traduzione – negli Stati Uniti e il Prix Medicis étranger in Francia, ed è stato anche selezionato per il Prix du Meilleur Livre étranger e per il Prix Femina étranger confermandosi come uno dei romanzi di Kurkov più importanti e di successo sia in termini di critica che di lettori.