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Argento vivo

Argento vivo

L’ispettore Simon Groff e i suoi uomini fidati devono intervenire in una casa di Bologna. Lì, infatti, è stato ritrovato un giovane, uno studente, chiuso in una camera dall’interno. Ha i polsi tagliati, è ancora seduto su una sedia, e sotto di lui c’è un’ampia pozza di sangue. In un angolo quella che sembrerebbe una montagna di feci. Tutto lascerebbe perciò presupporre che si tratti di un Hikikomori, vale a dire una di quelle persone che si rinchiudono in casa e, per ragioni psicologiche non sempre chiare, “sospendono” la vita, evitando di uscire per tempi lunghissimi. Parlare di semplice depressione sarebbe riduttivo. I problemi per l’ispettore Groff però non finiscono qui. Anche in casa sua, in effetti, ci sono delle novità non da poco, seppure più allegre (almeno all’apparenza): sua figlia Laura si è innamorata per la prima volta in vita sua. Groff, come capita a molti padri, ora non riesce a nascondere bene la propria gelosia, ma già inizia a pensare di dover deglutire questo amaro boccone. Questo è però soltanto l’inizio, e molti eventi andranno poi a legarsi, l’uno dietro l’altro, in una corsa spasmodica che condurrà Groff sino a Londra. Lì dovrà affrontare pericoli inattesi e correrà stavolta il serio rischio di perdere non solo la verità e i suoi affetti più cari, ma anche la sua stessa vita...

Nicola Arcangeli ormai da vari anni scrive romanzi carichi di tensione. I suoi thriller si rifanno alla grande tradizione nordica e anglosassone del genere, ma al contempo riescono anche a trovare una propria particolarità, ben inserita all’interno del panorama italiano. Da subito risalta la capacità di Arcangeli nel far immergere il lettore in situazioni drammatiche e misteriose che, con il passare delle pagine, si caricano di misteri e colpi di scena sempre più intensi e avvincenti. Il finale poi, come da attese, è carico di suspense, sorprendendo il lettore con degli snodi e delle rivelazioni mai banali. Se questi sono dunque i punti di forza del romanzo, al contempo, paradossalmente, possono andare anche a costituirne gli elementi problematici. Si avverte molto netta, infatti, l’influenza di opere (scritte e cinematografiche) non italiane, e pertanto in più di un momento par quasi di vedere l’episodio di una serie tv. Se la parte narrativa e d’intreccio è ben fatta, lo stesso non può dirsi invece dello stile, non sempre curato e decisamente asciutto. Come spesso capita con libri di questo genere, in conclusione, in certe parti si ha la sensazione di leggere la sceneggiatura di un film. Se si amano le storie vertiginose sospese sempre sul filo della tensione, comunque, questo è un romanzo da non perdere.