Si dice che in quel convento di New Orleans una bambina sia morta: i suoi abiti sono stati trovati murati in una parete. Il vampiro Armand vorrebbe salire nel solaio e restare solo (“Avevano visto saltuariamente il fantasma della bambina. Ma nessuno di quei vampiri riusciva a vedere davvero gli spiriti, almeno non nel modo in cui li vedevo io. Non aveva importanza. Non era la compagnia della bambina ciò che desideravo. Volevo trovarmi in quel posto”). Scende dalla cappella dove Lestat giace immobile da mesi sul pavimento di marmo, davanti a un grande crocifisso, con lo sguardo fisso e senza muoversi né parlare. Armand osserva il corpo di Lestat e le finestre istoriate del convento, un tempo luogo sacro dove i mortali ascoltavano la messa e ora dimora di vampiri. Guardando Lestat, Armand ripensa alla propria infanzia: aveva circa diciassette anni quando Marius lo trasformò in vampiro, alla fine del Quattrocento, in Italia. Ricorda il palazzo di Marius, il vino, i pasti sontuosi, il marmo caldo sotto i piedi nudi. Scende le scale lasciando che il proprio corpo assuma passo e peso umani, pensando ai suoi due figli mortali, Benji, un ragazzino di dodici anni, e Sybelle, una giovane di venticinque anni, pianista. Non riuscendo a percepire la presenza di Marius né l’odore dei due ragazzi nell’edificio, prova un attimo di panico. Marius lo raggiunge sulle scale e lo rassicura: Benji e Sybelle sono con lui, al sicuro, sorvegliati anche da Pandora. Marius invita Armand a raggiungerlo nella propria casa, dove i due ragazzi si trovano già e dove Sybelle ha a disposizione un pianoforte. Armand rifiuta di andarci subito, ma promette che li raggiungerà quella stessa notte. Marius gli confessa di avere paura per lui e gli chiede di raccontargli cosa ha visto riguardo al velo della Veronica portato da Lestat. Marius si congeda con un bacio sulla guancia e scompare. Sopraggiunge David Talbot, che vive ora nel convento e sorveglia Lestat. I due parlano della bambina morta nel solaio; David recita alcuni versi su di lei. Armand racconta a David la propria interpretazione di come, un tempo uomo anziano a capo della Talamasca, sia stato catapultato in un corpo giovane e scuro di pelle, poi trasformato in vampiro. David gli chiede di raccontargli la sua storia perché lui possa scriverla in un libro. Insieme salgono al solaio, entrano nella piccola stanza dove furono trovati i vestiti della bambina e Armand osserva gli abitini caduti da un armadietto aperto. Dice a David che la bambina aveva circa cinque anni e non è morta lì né è stata uccisa. David lo abbraccia e lo bacia sui capelli, dicendogli quanto lo desideri; Armand lo respinge, dicendo di avere fame e di dover andare a caccia, promettendo che al ritorno gli racconterà tutto...

Il sesto capitolo de Le cronache dei vampiri riporta al centro della narrazione uno dei personaggi più enigmatici dell’universo della scrittrice di New Orleans, comparso già nell’epocale Intervista con il vampiro, che ha dato origine alla saga. Il romanzo riprende la vicenda subito dopo gli eventi del deludentissimo Memnoch il diavolo (e per fortuna con risultati molto più convincenti, grazie al recupero di un format narrativo che ha fatto la fortuna de Le cronache dei vampiri, e cioè il racconto del passato dei protagonisti): mentre Lestat giace privo di sensi in una cattedrale di New Orleans, il giovane vampiro David Talbot chiede ad Armand di raccontargli la propria storia. Da qui si dipana un’ampia rievocazione che attraversa la Kiev quattrocentesca, dove il protagonista – nato con il nome di Andrei – viene rapito e venduto come schiavo fino a Costantinopoli, per approdare infine nella Venezia rinascimentale, dove il pittore-vampiro Marius lo accoglie, lo ribattezza Amadeo e gli conferisce il dono oscuro. Sul piano tematico, il romanzo intreccia erotismo, ossessione religiosa e ricerca di redenzione, elementi ricorrenti nell’opera dell’autrice in quel periodo (il libro è uscito nel 1998, anno che la Rice stessa ha definito in una intervista “l’ultimo anno del mio ateismo”, un periodo di tensione interiore poi risolta col ritorno alla Chiesa cattolica). La componente omoerotica del rapporto pedagogico tra Marius e il giovane Amadeo è stata oggetto di riflessione critica: nel saggio Queer Gothic (University of Illinois Press, 2006), George Haggerty osserva che ne Le Cronache dei vampiri il desiderio dei maschi per i maschi pare debba necessariamente essere compulsivo, ripetitivo, fatale, leggendo così il legame tra i due personaggi come cifra strutturale dell’intero ciclo. La genesi del libro è legata a un ripensamento di Anne Rice: Memnoch il diavolo infatti era stato concepito come chiusura definitiva della saga, e la presunta morte di Armand ne segnava la fine narrativa. Fu l’incontro con lettori che indossavano magliette con la scritta “Armand Lives” a convincere Rice a dedicargli un intero romanzo. Saggia decisione, perché Armand il vampiro ha venduto molto bene, raggiungendo anche la quinta posizione della classifica del “New York Times”. Armand era già apparso, con il volto di Antonio Banderas, nel film di Neil Jordan (1994), antecedente alla pubblicazione del libro. Più di recente il personaggio è stato ripreso nella serie AMC Interview with the Vampire (dal 2022), interpretato da Assad Zaman: la sua origine biografica vi viene però riscritta e spostata dall’antica Kiev all’India. Non si capisce perché.