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Arriva l’oritteropo

Arriva l’oritteropo

Il deputato repubblicano Alex Wilson si trova nella sua elegante abitazione e sta preparandosi alla corsa per essere rieletto al Congresso USA come rappresentante del Primo Distretto della Virginia. La sua rivale è Nancy Beavers, anzi per essere più precisi Quella Stronza di Nancy Beavers. Siamo ad agosto e a causa del caldo soffocante la linea elettrica non funziona e questo fa sì che condizionatore, Internet e televisione siano del tutto fuori uso. A Wilson non resta altro che starsene disteso su un divano in stile vittoriano color giallo canarino che si è fatto comprare dalla sua assistente, pagandolo la bellezza di 1900 dollari. Mentre è lì sdraiato, sfoglia le pagine di Immagini di grandezza. Dietro le quinte della presidenza di Ronald Reagan, cercando proprio l’immagine del presidente seduto su un divano in stile vittoriano di color giallo canarino identico al suo. In quel momento il campanello dell’abitazione, che non è agganciato alla rete elettrica, suona. Al secondo trillo Wilson sale al piano di sopra e si mette la sua elegante vestaglia con le iniziali ricamate sul taschino, una vestaglia identica a quella indossata da Ronald Reagan nei giorni che seguirono all’attentato del 1981. Quando torna al piano di sotto e apre la porta, Wilson si trova davanti a un fattorino della FedEx che deve consegnarli un grosso pacco privo di mittente. Il pacco contiene un animale che assomiglia a un formichiere ma che in effetti è un oritteropo, un bizzarro mammifero africano. Classificato nel 1875 da sir Richard Ostlet nell’ordine dei Tubulidentati, l’oritteropo è chiamato anche aardvark, ossia “maiale di terra”. Wilson, pur ignaro di tutti questi dettagli, sa bene di trovarsi davanti a un oritteropo per averlo visto in un libro illustrato ai tempi delle elementari, ma soprattutto perché gliene ha parlato il suo amante clandestino Greg Tampico, la prima volta che hanno fatto sesso insieme...

Arriva l’oritteropo, il terzo romanzo scritto da Jessica Anthony, è un libro che al primo impatto potrebbe risultare spiazzante. La vicenda ruota attorno al parallelismo tra due personaggi apparentemente molto lontani nello spazio e nel tempo. Da un lato abbiamo le vicende di Alex Wilson, rampante deputato repubblicano che vive nel culto di Ronald Reagan e che nasconde, sotto la patina di integerrimo politico conservatore paladino dei valori tradizionali, una compromettente relazione omosessuale clandestina. Dall’altro abbiamo Titus Downing, uno dei più abili tassidermisti dell’Inghilterra vittoriana, uomo solitario e introverso dall’esistenza appartata. A prima vista le due storie sembrano essere incomunicabili tra loro e la distanza è acuita anche dal diverso registro stilistico che la Anthony adotta: mentre nel caso di Downing ci troviamo infatti dinanzi al classico punto di vista di un narratore onnisciente, quando si tratta di Wilson la scrittrice adotta la narrazione in seconda persona. L’unico tenue legame che sembra connettere tra loro due personaggi così diversi è rappresentato dall’oritteropo, animale alquanto pittoresco al centro di uno dei lavori di imbalsamazione più raffinati di Downing e che a più di un secolo di distanza Wilson si trova recapitato in un pacco anonimo davanti all’uscio di casa. Esempio davvero bizzarro di MacGuffin, l’oritteropo funge non solo da anello di congiunzione tra l’Inghilterra vittoriana e gli Stati Uniti di oggi, ma riesce anche a mettere in comunicazione due storie umane che alla fine sono molto più vicine di quanto non si potrebbe pensare. Il tutto dando vita a una narrazione alquanto spassosa, dove il talento satirico della Anthony non si limita a strapparci una risata ma ci induce anche a riflettere su temi quali la superficiale vanità della società dei consumi, i rapporti di sopraffazione tra uomo e Natura, la degenerazione della politica a vuoto spettacolo fine a sé stesso e soprattutto l’inevitabile ipocrisia dell’esistenza quotidiana. Un libro che risulta per larghi tratti spassoso ma che si chiude su una nota amara che ci spinge a pensare: siamo sicuri di non essere anche noi, come i personaggi del libro, vittime di una finzione che ci spinge a presentare in pubblico una maschera molto diversa da quella che è la nostra essenza più vera e profonda?