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Artemisia - La Regina corsara

Artemisia - La Regina corsara

In anni cruciali per la storia del Mediterraneo (499 a.C. – 479 a.C.), anni su cui si verseranno fiumi di inchiostro tali che quel mare potrebbero riempirlo, gli anni delle Guerre persiane, a reggere la tirannide di Alicarnasso (oggi Bodrum), c’è una donna, si chiama Artemisia. Durante il suo regno nasce, da famiglia vicina al potere, il “padre della storia”, ovvero Erodoto. Sullo scenario del Mar Egeo si configura lo scontro “di civiltà” – o almeno così lo leggeranno - fra mondo greco e mondo persiano. Ma nelle pieghe geopolitiche dello scontro c’è spazio per ambiguità e cambi di fronte. E Artemisia, greca di cultura, sceglie di essere persiana di politica. Si schiera al fianco del re Serse e porta al suo servizio grandi doti di corsara, capitana di agili e veloci navi. Prima dello scontro epocale di Salamina, aiuterà il sovrano persiano nel reprimere e domane le ribellioni di Mileto e Cos, rivali della sua Alicarnasso. Mentre si consuma l’eroica e infruttuosa difesa delle Termopili, Artemisia guida la sua flotta verso l’Eubea pronta a scontrarsi contro la flotta greca. Nella concitazione della battaglia rifulge non solo come indomita e spericolata donna d’armi, ma anche – così loderà Erodoto che ne riporta i discorsi – saggia consigliera. Nel suo discorso al re la condottiera predice che il mare sarà la tomba dei Persiani, leggendo correttamente la superiorità marittima greca…

Insomma una figura di grande rilievo storico e antropologico, eppure controversa. Pertanto interessante. Su di lei pesano secoli di sguardi torvi: perché donna, perché traditrice, in fondo libera, in sé capace di far saltare tutte le contraddizioni di una narrazione storica talmente spesso ripetuta da diventare stereotipa. Pesa su di lei la scelta di aver parteggiato non tanto nel campo avverso a quello greco, che si voleva libero e democratico - ma nel quale la figura femminile era duramente relegata ai margini - quanto per aver parteggiato nel campo sconfitto. In prossimità delle conclusioni dell’agile volumetto così chiosa Braccesi alla curatela: “Il dispotismo persiano, anche in virtù della vittoria di Salamina, si arricchisce nel tempo di connotazioni negative, che esaltano e propagandano fino ai nostri giorni l’opposizione fra Oriente e Occidente accentuandone le differenze culturali, sociali e religiose”. Artemisia che scandalosamente aveva scelto il lato “orientale” sconta tutti i pregiudizi di una storiografia propagandisticamente occidentalista e maschilista. Nonostante il suo indubbio interesse, nel corso della storia la sua figura viene ricoperta da un velo di vergognoso silenzio, squarciato raramente da qualche pagina maligna di Plutarco o Fozio. Restano, a destare qualche imbarazzo a questa storiografia compatta, le pagine elogianti di Erodoto anch’esse vittime di una duratura incomprensione: “Trasformatesi poi le guerre persiane in un mito continuamente sfruttato fino all’età moderna in funzione di tutte le lotte di libertà e d’indipendenza, la pagina erodotea, perché sorda alle loro istanze, non è più stata compresa nella sua reale essenza”, ancora Braccesi. Forse più generoso della storiografia, ci ha pensato recentemente il cinema a ridare lustro alla figura della nostra eroina delle acque, con pellicole come L’eroe di Sparta (1962) dove a interpretare la nostra c’è Anne Wakefield, oppure 300 – L’Alba di un Impero (2014, che in origine avrebbe dovuto intitolarsi 300 - The Battle of Artemisia) in cui il ruolo della regina corsara spetta a Eva Green.