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Aspettando l’alba e altri racconti

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Un alpino che conduce una slitta carica di casse di vario contenuto, su ordine di un superiore, si vede costretto a scaricarne un paio per fare posto a un ufficiale ferito e trasportarlo in un posto tranquillo. Gli sembra di riconoscere un giovane ufficiale che aveva portato una bella ragazza a fare una corsa nei prati con la slitta… Mentre nevica, Mario Rigoni Stern sveglio poco prima dell’alba ricorda, e gli tornano alla mente le lontane albe vissute nel Lager I|B, “dove la malinconia e la privazione della libertà gravavano sul cuore”… Durante una battuta di caccia solitaria nell’autunno del 1947, Mario cerca rifugio dal freddo e la neve in una casara dove incontra un amico e per un soffio scampa alla multa del guardiacaccia. Insieme bevono una grappa trovata per caso abbandonata nel muretto di una trincea trent’anni prima… Un Ferragosto, mentre “i rifugi alpini sono pieni come un uovo e sulle spiagge colano creme solari e sudore”, Mario decide che è giunto il momento di mettere ordine in soffitta: dopo un “viaggio” durato una settimana ritrova vecchi libri d’infanzia, romanzi e saggi, riviste e ritagli di giornale, persino una vecchia Carta Annonaria del 1944, una scatola di vecchie pipe e lettere… Svegliandosi di notte per andare in bagno, Mario si accorge di un silenzio e un buio surreali: è il blackout del 2003, ma forse è un’opportunità perché si accenda la “lucedentro”, visto il “buiofuori”…

Una raccolta di racconti autobiografici, a testimonianza di un periodo storico fondamentale, dove ricordi di vita vissuta ed episodi di vita presente si intrecciano e scivolano gli uni negli altri: Mario Rigoni Stern ci tramanda ricordi, aneddoti e memorie legati alla Seconda guerra mondiale, narrando fatti veri e vissuti, e solo raramente “mescolando immaginazione e realtà”. I ricordi scomposti, tra loro slegati, richiamano a loro volta altri ricordi, con un’esposizione a ruota libera, utilizzando anche la lettera come strumento per raccontare ancora, raccogliendo infatti gli scritti indirizzati agli amici Nuto Revelli e Primo Levi. Diviso in due parti anche graficamente, traccia una linea sottile tra gli argomenti: nella prima parte quasi esclusivamente cronache di guerra e delle sue esperienze nel Lager I|B carico di “fame, morte, miserie, urla di comando”, mentre nella seconda natura, animali, le sue amate montagne e la vita moderna. Si legge di tempi andati, in cui ci si accontentava di poco, delle cose semplici, la neve e il silenzio come amici e alleati, l’attenzione per la natura, l’importanza della tradizione orale, ma anche il rispetto per valori come la lealtà e l’amicizia vera che supera il tempo e lo spazio e resiste a ostacoli e divergenze. Le parole di Rigoni Stern sono serene, non c’è sofferenza profonda, non c’è traccia del dolore o della paura, se non quando rievocati dai ricordi, ma ci sono consapevolezza e pace di chi ha saputo trovare una via di fuga dalle atrocità.