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Assassinio in libreria

Assassinio in libreria
Serata di gala alla Libreria del giallo di Milano. Tra scaffali di libri e tavoli ornati a festa per l’aperitivo a base di tartine e risotto giallo è facile imbattersi in glorie nazionali del calibro di Faletti, Camilleri, Pinketts, Carlotto, Lucarelli e Biondillo, oppure star delle scena internazionale come Jeffery Deaver e Fred Vargas. Tra gli invitati un quarantenne bibliotecario della centralissima Sormani gira per la libreria con in tasca due pastiglie di cianuro: è un attimo… acre odore di mandorla e Tecla Dozio - proprietaria della Sherlockiana e consulente editoriale - finisce stesa sul pavimento priva di vita. Camilleri nervoso accende una sigaretta, Faletti impallidisce, Lucarelli invita tutti alla calma e così partono le indagini della polizia, accompagnata nelle ricerche dall’aiuto di giallisti nostrani e stranieri…
Carina l’idea di comporre un giallo che ha come protagonista uno scrittore frustrato dai rifiuti editoriali. Carina l’ambientazione all’interno della storica libreria Sherlockiana che - purtroppo per Lello Gurrado e per tutti noi - ha chiuso i battenti poco prima dell’uscita del romanzo. Carina la prefazione della stessa Tecla Dozio che commossa saluta i vecchi lettori, ringrazia per l’affetto e dà il via alla lettura del giallo. Carina la pensata di costruire un libro attorno alla figure di Faletti, Pinketts, Lucarelli & co. Certo, tutto carino, ma il libro - quello vero - dov’è? La chiusura ha un sapore stinto e un realismo vicino allo zero, le indagini sono sospinte da strani suggerimenti per bocca dei vari Camilleri e Pinketts che fanno piuttosto sorridere, sarebbe meglio sorvolare poi sulla figura dell’espertissimo Stefano Bartezzaghi chiamato in causa verso la fine del romanzo per dare una mano alla ciurma. Ma non era meglio scrivere uno di quei gialli  con i protagonisti che si chiamano Sammy, Tommy e Peggy? Sarò io che, in letteratura come per l’arredo, ho i gusti un po’ retrò.