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Assicurazioni a delinquere

Assicurazioni a delinquere

Un tamponamento, un camion che non rispetta uno stop, una diagnosi sbagliata, un lavoro stradale non segnalato. Cose che accadono tutti i giorni intorno a noi e purtroppo quando ci riguardano possono diventare piccole noie come il restare senz’auto per qualche giorno, fastidi di media entità come possono essere alcuni giorni di ospedale o drammatici cambi dell’esistenza quando le conseguenze dell’incidente sono un’invalidità permanente o addirittura la morte. Se è vero che l’assicurazione sull’auto è obbligatoria è anche vero che sempre più gente, quando può, tende a stipulare contratti di assicurazione un po’ per tutti gli eventi garantendosi una relativa tranquillità. Relativa, già: perché spesso, laddove ci si rivolga alla compagnia per vedersi risarcire un danno, si scopre che non si ha diritto a quello che si era dichiarato in sede di stipula, o che ci sono mille clausole che non erano state lette. In questi casi si hanno tre possibilità. Uno: accontentarsi di quanto viene proposto. Due: imbarcarsi in una querelle legale che presumibilmente durerà anni. Tre: rivolgersi ad uno studio professionale che provvederà su nostra delega e con maggiori competenze a trattare con la compagnia…

Esiste una quarta opzione che l’autore non contempla ed è affidarsi sempre ad un’agenzia di fiducia e sperare che l’agente faccia il nostro interesse, oltre al suo. Perché l’ultima opzione non sia contemplata è chiaro da subito: Massimo Quezel stesso lo dichiara all’inizio del libro, è il fondatore della più grande catena in franchising di studi specializzati in infortunistica. Si dice ex liquidatore ed è indubbio che conosca la materia, ma il quadro che fa della situazione è esageratamente fosco e drammatico e probabilmente non corrisponde del tutto alla realtà delle cose. Alternando resoconti di successi ottenuti nei confronti delle compagnie assicurative a spiegazioni a volte un po’ troppo specifiche, l’autore dipinge un quadro in cui il profitto (alle spalle degli utenti) è l’unico scopo. Ora, se è palese che nessuna Assicurazione è un ente benefico, è altrettanto chiaro che in quanto aziende il cui fine ultimo è il guadagno, laddove sia possibile tendano a pagare il meno possibile. Il prezzo che paghiamo per assicurarci non a caso si chiama “premio”; le Compagnie nascono come “scommesse” sui trasporti delle merci, sull’alea, il destino, che avrebbe deciso se l’Assicuratore avrebbe tenuto il guadagno o se avrebbe dovuto pagare la merce eventualmente perduta. Un libro che può sicuramente risultare utile per districarsi almeno in parte nel mare magnum delle polizze, a patto di tenere ben presente il lavoro che svolge l’autore e utilizzarlo un po’ come si fa con i bugiardini dei farmaci, leggendoli con attenzione ma senza improvvisarsi medici.