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Atena

Atena

Morrow è irlandese e abita a Dublino. È un uomo di mezza età, poeta, critico d’arte, assassino anche se sua zia Corky lo ritiene solo un buono a nulla. Viene contattato da un certo Morden, il quale riesce a rintracciarlo nonostante Morrow abbia cambiato nome, e lo invita per un incontro in Rue Street. Il luogo che viene indicato è un edificio a schiera, bigio e in apparenza disabitato, al punto che Morrow ritiene di aver sbagliato indirizzo. Presto Francie, un tipo zoppo e trasandato, in compagnia di un grosso cane dal pelo nero gli va incontro per condurlo all’interno della casa in cui lo sta attendendo lo stesso Morden. Entrambi gli uomini, che fanno parte di una banda irlandese, gli chiedono di verificare l’autenticità di alcuni quadri, otto dipinti del XVII secolo rubati, tutte opere di grandi maestri italiani e olandesi. Più che i quadri, ciò che trattiene Morrow nell’abitazione è una donna di nome A., una creatura in apparenza fragile il cui fascino lo seduce irrimediabilmente. Il rapporto tra i due diventa sempre più morboso man mano che la polizia si avvicina ai quadri. Ma chi è A.?

Sebbene sia scritto con uno stile impeccabile, Atena di John Banville non avvince quanto La spiegazione dei fatti né è stimolante quanto Isola con fantasmi, con i quali forma una trilogia. Il protagonista infatti, anche se in Atena si chiama Morrow, non è altri che Frederick Montgomery cioè lo stesso narratore dei romanzi precedenti. Quella di Banville, vincitore del Man Book Prize, è una prosa che rivaleggia con la poesia, uno stile arricchito da similitudini folgoranti, un’attenzione ossessiva per la parola, descrizioni vivide, profonda caratterizzazione dei personaggi. Questi sono i grandi punti di forza del romanzo, certamente non comuni, che tuttavia non riescono a supportare una trama evanescente che rende la lettura difficoltosa.