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Atlante di un uomo irrequieto

Atlante di un uomo irrequieto

Un viaggiatore si trova su una nave diretta verso Rapa Nui, l’isola di Pasqua. La bellezza di una natura intatta e selvaggia si dispiega davanti ai suoi occhi, eppure la sua attenzione è attirata da un marinaio che fuma appoggiato al parapetto. Così l’inquieto viandante resta ad ascoltare, quasi ipnotizzato, le parole del suo compagno di viaggio temporaneo. L’uomo racconta di come l’isola a cui sono diretti sia in realtà, nella tradizione del luogo, una sorta di via verso l’infinito, il punto di sosta per tanti uccelli migratori alla volta di terre ignote e imperscrutabili alla mente umana. Il marinaio è di una magrezza malsana e le sue parole, inframmezzate dai motti di una lingua incomprensibile, sono spesso soffocate dal frastuono del mare in tempesta. Tuttavia questo non spegne la sete di conoscenza dell’uomo inquieto, così ardente nella sua ricerca di visioni, suoni, odori e di quell’impalpabile essenza effimera propria dell’essere umano. Con la promessa, forse, di trovare persino la dimora di un dio…

Atlante di un uomo irrequieto è un libro insolito, che si articola in un percorso apparentemente caotico di circa 70 racconti. Più che esperienze di viaggio autoconclusive, questi frammenti sono dei tranche de vie apparentemente ordinari. Tuttavia uno sguardo più attento rivela la straordinarietà di questi stralci tratti dal diario di viaggio dell’autore. L’irrequietezza del protagonista si condensa in una ricerca spasmodica che si dipana attraverso i cinque continenti. Ci troviamo sulla costa del Cile, a Los Angeles durante il passaggio di una cometa, in India subito dopo l’attentato a Indira Ghandi, su una nave russa diretta al Polo Nord, in Brasile per un funerale, in Costa Rica, in un lago nei pressi di Pechino e in tanti altri luoghi. Ciascuna di queste piccole drammaturgie comincia sempre allo stesso modo “Ho visto…”. Questo incipit così coerente riporta immediatamente al valore irripetibile della testimonianza diretta, una testimonianza sensoriale, in cui l’autore ci permette di provare un’esperienza totalmente immersiva e priva di mediazioni. Così abbiamo modo di vedere paesaggi mozzafiato, di sentire il frusciare delle foglie delle foreste pluviali, e di “assaggiare” i semi di araucaria tostati, così simili ai pinoli. Eppure, nonostante le molte situazioni insoliti di cui siamo partecipi, la meraviglia più grande – sembra essere l’avvertimento implicito dell’autore – è racchiusa dal mistero dell’uomo e dal suo bisogno di mettersi alla prova e al servizio del prossimo. Così un viaggiatore nel cerchio del polo Nord ha il suo driver e una sacca di palle da golf per provare a rispettare una sorta di Par ideale in quel luogo così estremo. Allo stesso modo la folla in attesa della meteora, si disinteressa dell’evento storico e irripetibile per aiutare un cameriere che ha lasciato cadere il vassoio pieno di comande. L’atlante di un uomo irrequieto non è un libro da leggere di un fiato: sembra piuttosto un volume da tenere sul comodino per brevi viaggi serali prima di cedere a un sonno che sarà ancor più ristoratore.