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Atlante sentimentale del goal

Atlante sentimentale del goal

Cinquanta reti che hanno fatto la storia della Coppa del Mondo, in ordine cronologico: dal 1930 al 2018. Cinquanta storie di calcio, estetizzate dall’esordiente Luca Todarello e illustrate da Chiara Bilei: cinquanta storie raccolte in un atlante, perché, giura Todarello, “parlare di calcio senza parlare di confini, siano essi fisici o sentimentali, è cosa da folli. O, peggio, da sprovveduti”: goal e atlante sono dunque, nella sua visione, un “binomio inossidabile”. Questo libello non è, in ogni caso, una guida, perché “non certifica, non classifica, non giudica”; piuttosto si pone come “sincero e del tutto opinabile nastro temporale, nel quale chiunque può ritrovare un ricordo indelebile”. Il primo gol scelto non lo ha visto e forse non lo ricorda praticamente nessuno: è datato 1930, a siglarlo è stato un operaio della Peugeot, Lucien Laurent, in Francia-Messico 4-1. Il secondo è l’improbabile autogol dell’oscurissimo Manuel Rosas, autore peraltro della prima doppietta della storia dei mondiali (stavolta, nella porta giusta). Il terzo è firmato da una delle leggende del calcio italiano, Giuseppe Meazza, futuro campione del mondo; segna alla Spagna, ma in porta quella volta mancava Zamora. Viene poi Matthias Sindelar, salutato da Vittorio Pozzo come “Mozart del Calcio”: segnò nella prima partita di Coppa del Mondo finita ai supplementari, Austria-Francia; di lì a poco, il suo talento fu spezzato dal nazismo. Ecco poi il bomber Leonidas, il brasiliano che inventò la “bicicleta”, e il leggendario Silvio Piola, campione del mondo 1938, autore di un gol in uno stadio ostile e tuttavia ammirato dalla sua classe. E più avanti, nelle elegiache schede successive, memorie dell’eccezionale rete di Alcides Ghiggia contro il Brasile, nella finale del 1950, quando, come scrisse Galeano, “il più straordinario silenzio della storia del calcio esplose sul Maracanà”, e una carezza allo sfortunato artista magiaro Ferenc Puskas, anima di una nazionale che inspiegabilmente non ha vinto nulla, e ovviamente più di un omaggio a Pelé, tre volte campione del mondo, capace di ammutolire il Barone Liedholm: Pelè, “classe, tecnica fulminante con la propulsione infinita di un catalogo di nervi, tendini e fasci muscolari sempre obbedienti al desiderio di stupire pubblico e avversari”. Todarello restituisce il ricordo del gol da calcio d’angolo del colombiano Marco Coll: un gol segnato al famigerato “Ragno Nero”, oltretutto. E non possono mancare momenti emblematici per la storia del Belpaese, come il famoso gol di Tardelli contro la Germania, nel 1982, e tanto altro ancora (sì, Maradona e Baggio fanno capoccella...)

Spiega Massimo Raffaeli, nella prefazione: “Lo scrigno che Luca Todarello apre ai lettori del suo Atlante sentimentale del goal non serba esclusivamente dei ricordi individuali ma funge da collettore della memoria pubblica e da serbatoio di gesti entrati nel senso comune. Perché, quanto al gioco del calcio, nulla può attingere l’universalità del Mondiale e nulla sa decretare la fama di un calciatore quanto il fatto di averlo giocato o, addirittura, vinto”. Da che parti siamo, dunque, con questo Atlante sentimentale del goal. Le cinquanta reti che hanno fatto la storia della Coppa del Mondo pubblicato dalle edizioni Bordeaux? Siamo dalle parti di quella “cronaca pallonara d’occasione” con discrete ambizioni autoriali; si gioca nel campionato in cui, pochi anni fa, diede lezioni (ideologiche ed estetiche, per cominciare) Sforbiciate del documentatissimo e vivace Fabrizio Gabrielli. Le schede dedicate ai gol scelti da Todarello sono estremamente sintetiche, e tuttavia raramente laconiche; il rischio della retorica si respira ogni tre righe, così come quello dell’eccessiva enfasi; l’autore si giostra con apprezzabile disinvoltura (e buona consapevolezza, direi). In appendice, intelligente idea di dedicare schede ai più grandi campioni paradossalmente mai andati a segno in un Mundial: da Arpad Weisz a Valentino Mazzola, da Gunnar Nordahl ad Alfredo Di Stefano, da George Best ad Eric Cantona, da Marco Van Basten a Pavel Nedved. Sarà bene prevedere una nuova edizione aggiornata a ridosso dei prossimi mondiali, previsti, a Dio piacendo e sempre che non ci siano nuove pandemie a sconvolgerci, nel 2026, tra USA, Messico e Canada; durante la Coppa del Mondo qatariota, appena terminata mentre scrivo, sono successe diverse cose memorabili, nel bene e nel male, a partire dalle due inattese vittorie del Giappone nel girone. Qualche cenno sull’artista, a questo punto. Luca Todarello, classe 1984, laureato in Editoria e Giornalismo, si occupa di redazione e di tutti gli aspetti digitali a essa connessi. Questa si direbbe la sua opera prima. Chiudiamo con una curiosità. Sembra che Borges abbia dichiarato, da qualche parte, che “ogni volta che un bambino prende a calci qualcosa per strada, lì ricomincia la storia del calcio”: “sembra”, appunto, perché è davvero paradossale che sia stato proprio Borges a dire o peggio a scrivere qualcosa del genere, pensando che il giorno dell’inaugurazione dei mondiali del 1978, là in patria, perfettamente incurante di ciò che stava capitando dalle sue parti, tenne una conferenza sull’immortalità per un pubblico composto da sei discepoli (uno peraltro ipoacusico, si dice). Nel dubbio, quella battuta di Borges, battuta che sospetto fosse apocrifa, è stata piazzata addirittura in copertina di questa edizione Bordeaux: qual è la fonte? Io dico che non c’è.